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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Dio finisce in giudizio - 14/11/2007

Al Mercadante un testo di Stefano Massini sull’Olocausto

Ottavia Piccolo si conferma attrice dalle scelte socialmente e politicamente impegnate anche in «Processo a Dio» di Stefano Massini che giunge a Napoli, da stasera e fino al 25 novembre al teatro Mercadante. Nel testo, diretto da Sergio Fantoni, si affronta infatti la mai risolta contraddizione fra la divinità e la tragedia dell’Olocausto, per la quale l’attrice ebrea francofortese Elga Firsch, interpretata dalla Piccolo, chiede a tutti i costi che Dio finisca alla sbarra. «Leggendo per la prima volta, e tutto d’un fiato, "Processo a Dio" di Massini - spiega infatti l’attrice romana - capii la necessità di questo suo testo, intuendo addirittura che si potesse superare il rischio che la macchina scenica sporcasse un argomento così sensibile come la Shoah. Ne ho avuto la conferma andando in scena: il mio personaggio di Elga Firsch è, con i suoi compagni di sventura, l’esplicitazione di tutte le nostre domande di fronte all’orrore, alla violenza, al male». Con Ottavia Piccolo recitano anche Vittorio Viviani, Silvano Piccardi, Olek Mincer, Enzo Curcurù e Francesco Zecca. Le scene e i costumi sono di Gianfranco Padovani. «Ci sono idee - frammenti di luce, indizi di storie - agiunge Massini - che incontri una volta e non ti lasciano più. Erano anni che tenevo chiusa in qualche cassetto della mente la traccia di un processo a Dio all’indomani della Shoah. Lo immaginavo come una resa dei conti: violenta, acuta, drastica». L’autore sottolinea poi il ruolo avuto dal regista nella spinta a completare un testo così intenso e delicato. «Devo a Sergio Fantoni - spiega infatti - la riapertura definitiva del cassetto, lo stimolo fortissimo a dar vita teatrale a quegli schizzi provvisori. Giorno dopo giorno ha preso vita sulla carta la febbre di Elga Firsch, attrice ebrea di Francoforte che a tutti i costi vuole sottoporre Dio a un giudizio». E poi le si sono affiancati gli altri personaggi: il rabbino Nachman, difensore di Dio, il giovane Adek smanioso di vendetta, lo Scharführer Reinhard, relitto del Reich, e i due anziani Solomon e Mordechai. «Questi ultimi - conclude Massini - sono giudici severi di un processo che non può non farsi gara senza esclusione di colpi, combattuta con l’istinto feroce dei sopravvissuti, di chi, marchiato dal lager, brucia per la rabbia di un massacro barbaro, assurdo, insensato. Perché la parola chiave di questo testo non è tanto il dolore per l’Olocausto, ma piuttosto il suo non-senso».

Stefano de Stefano
 
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