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 ARTICOLO - Prima pagina (Campania)
 
Rifiuti e clan, indagato Landolfi - 13/11/2007

Mondragone: sei arresti, deputato e sindaco sott’inchiesta

MONDRAGONE - Un patto scellerato fra camorra e politica, garanti a vicenda per la loro stessa sopravvivenza, che si autoalimentava con il sostegno di operazioni legate al settore dei rifiuti. È lo scenario inquietante descritto dalla Dda che ha chiesto l’arresto (rigettato dal gip) del sindaco di Mondragone Ugo Alfredo Conte, che rimane però indagato insieme ad altre 19 persone tra cui l’ex ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi, parlamentare di An e coordinatore dello stesso partito in Campania, attuale presidente della commissione vigilanza della Rai, nativo e residente nello stesso comune del litorale casertano. La vicenda attribuita a Landolfi riguarderebbe le dimissioni in «accordo» - secondo gli inquirenti - del consigliere Massimo Romano, dietro la promessa fatta a quest’ultimo di un’assunzione per la moglie ed il fratello poliziotto nella società Eco 4 dei fratelli Orsi. Per Landolfi e il sindaco Conte (ed altre quattro persone) l’accusa ipotizzata è quella di concorso in corruzione e truffa aggravati dal favoreggiamento camorristico. Secondo la Dda (pm antimafia Alessandro Milita) l’accordo avrebbe consentito la truffa nella quale sarebbero stati istigatori sindaco e parlamentare, codeterminatore nell’atto. Ma l’inchiesta parla anche di mediazioni, di «coperture» di referenti politici e intrecci finanziari con assunzioni che venivano disposte per mantenere in piedi l’interfaccia tra crimine, colletti bianchi, amministratori e camorra. Ieri all’alba, Guardia di Finanza, Carabinieri e Squadra Mobile della Questura di Caserta hanno eseguito sei provvedimenti nei confronti di altrettante persone. Si tratta di Maria D’Agostino, ex consigliere comunale; Giuseppe Velente, ex presidente del Consorzio Ce 4 ed ex presidente di Eco 4, braccio operativo per diversi anni del Ce 4; Giuseppe Diana, imprenditore della Diana Gas (ai domiciliari); Mattia Sorrentino, ex vigile urbano e Aniello Pignataro. Destinatario dell’ordinanza anche il boss Antonio La Torre (attualmente in Scozia) per il quale si attende l’estradizione in Italia. Un ultimo provvedimento, si tratta di un obbligo di firma, ha riguardato invece un ex poliziotto già in servizio a Formia, Agostino Romano, fratello dell’ex consigliere comunale Massimo Romano, al centro della vicenda con il ministro Landolfi. L’ipotesi d’accusa, a vario titolo, è concorso esterno in associazione camorristica, estorsione e corruzione di pubblico ufficiale, aggravate dalla finalità camorristica, truffa ai danni dello Stato. In particolare, la truffa si riferisce ad una fraudolenta cessione di credito (4 milioni e 700 mila euro) vantato dalla Eco 4 dei fratelli Sergio e Michele Orsi, nei confronti del Consorzio CE4 con un’operazione finanziaria che vedrebbe coinvolti anche alcuni dirigenti e funzionari di una filiale casertana della Banca Nazionale del Lavoro. L’inchiesta che già ha coinvolto in passato gli stessi personaggi, si è arricchita proprio grazie alle dichiarazioni di Michele e Sergio Orsi, indagati nella stessa inchiesta e poi diventati, negli ultimi mesi, «testi d’accusa» e parti offese nel procedimento. Tutto è legato ai due anni di gestione del consorzio di bacino Ce4 (che copre una 18 comuni dell’area del litorale): dalle intercettazioni telefoniche e ambientali gli inquirenti avrebbero ricostruito scambi di favore, la compravendita di posti di lavoro (in cambio di voti o comunque dell’appoggio politico), piccoli e grandi episodi di corruzione: telefonini, fasciatoi e passeggini per l’ultimo nato, pneumatici nuovi per l’auto, denaro. Ruolo di Valente, era quello di cerniera tra la sfera politico-amministrativa comunale, il potere imprenditoriale e l’aggregazione mafiosa così da realizzare diversi interessi mediando tra i rispettivi protagonisti. Per meglio controllare il potere politico i faccendieri dei rifiuti avrebbero fondato a Mondragone la lista civica Forza Giovani. Intanto Mario Landolfi ostenta serenità: «Non ho ricevuto alcun atto dai magistrati - dice - ma ho saputo dai giornalisti che il mio nome è saltato fuori dall’inchiesta. Sono tranquillo, sono un politico che vive di immagine e non certo di affari, da questo punto di vista mi potrei definire un nullatenente. Comunque ho sempre agito onestamente, quando i magistrati vorranno ascoltarmi sarò disponibile a farlo».

Giorgio Santamaria
 
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