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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Giuffré rifà Eduardo a Salerno - 06/11/2007

Al Verdi di scena «Il sindaco del rione Sanità»

La Napoli dei vicoli umidi, della gente che sa ma non parla, dei «mammasantissima» che hanno il potere di decidere della vita e della morte di ognuno. La Napoli che si addormenta, ogni sera, ai piedi del Vesuvio, rassegnata a qualsiasi destino, perché, in fondo, il mondo non cambia e chi nasce disgraziato lo sarà per sempre. Una Napoli violenta ed appassionata, malinconica ed irrecuperabile, sfiancata, eppure ancora con la voglia di non arrendersi. Questo lo scenario in cui viene ambientata la commedia in tre atti «Il sindaco del rione Sanità» di Eduardo De Filippo, per la regia di Carlo Giuffré, in scena da stasera (repliche fino a sabato, ore 21, e domenica ore 18.30) al Teatro Verdi di Salerno. Il protagonista, Antonio Barracano, è un uomo d’onore, una specie di moderno Robin Hood. Dai diseredati del quartiere, viene riconosciuto come loro «sindaco» perché si è impegnato a proteggerli, a mettere pace senza ricorrere ai tribunali. Eduardo ripeteva che quello era stato il suo ruolo preferito ed uno dei più interessanti per qualsiasi attore. «Barracano - racconta Giuffré - è ancora più incisivo nella sua partenopea interpretazione perché ricalca una persona realmente esistita. Eduardo, infatti, si era ispirato al vero sindaco del rione, un certo Campoluongo che conosceva e spesso riceveva al Teatro Politeama o al San Ferdinando. Veniva a tutte le prime in camerino. "Disturbo?", chiedeva. Si metteva seduto, sempre con la mano sul bastone. "Volete ’na tazza ’e cafè?". Lui rispondeva: "Volentieri»". Poi si alzava e se ne andava». In bilico tra ingiustizie ed omertà, prepotenza e povertà, disperazione ed umiliazioni, il sindaco tratteggia una vicenda umana tra le più desolate del teatro di Eduardo. L’autore, alla fine, però, chiude con una speranza. Infatti, nonostante le guerre tra clan, il susseguirsi incessante di «compari e comparielli », conclude così: «Può darsi che da questa distruzione viene fuori un mondomigliore, come lo sognava don Antonio meno rotondo, magari un poco più quadrato».

Francesca Blasi
 
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