Campania
Puglia
Economia
 
Home
Storia
Iniziative
Rubriche
Contatti
 
Annunci legali
Meteo
Info traffico
Trova lavoro







   
 
 
 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
«Questa volta non ci riconoscerete» - 03/11/2007

I salentini Negramaro tornano a suonare in Puglia, e promettono sorprese

Reduci da un’estate che li ha visti vendere oltre 120.000 copie dell’ultimo album La finestra (già disco multiplatino), vincere il Festivalbar e suonare in alcune location di grande suggestione in giro per l’Italia, i salentini Negramaro tornano in Puglia nell’ambito del «La finestra tour a teatro». Domani suoneranno a Brindisi, martedì a Bari, poi a fine mese (27 e 28) saranno a Lecce per due date davanti al pubblico di casa. «Certo, suonare in Puglia è sempre un’emozione particolare - racconta Giuliano Sangiorgi, voce e autore delle canzoni del gruppo - ma la cosa più bella del nostro successo è che ci sentiamo a casa ovunque ci capiti di suonare, anche a Tarvisio o a Zurigo». Riguardo al successo, poi, Sangiorgi relativizza: «Ci ha aiutato a tenere i piedi per terra la lunga gavetta che abbiamo fatto. A dispetto di quello che può sembrare, il nostro successo non è arrivato all’improvviso, ma gradualmente, nell’arco di sette anni. Prima ci siamo mossi nel circuito del rock indipendente, delle autoproduzioni. Poi abbiamo fatto il primo disco con la Sugar, che è andato benino ma niente più. Solo con il secondo, Mentre tutto Scorre, è arrivato il botto. E certo, è cambiato tutto. Ora le giornate sono fittissime di impegni, cambiamo continuamente città, suoniamo in tutta Europa, possiamo permetterci di andare tre mesi a San Francisco per registrare un album, come abbiamo fatto tra gennaio e aprile per La finestra». Il successo vi permette anche di suonare dove volete. L’estate scorsa in piazze e parchi selezionati, ora nei teatri. «Ma cerchiamo di fare sempre ogni cosa con la massima cura. Per questo tour autunnale, ad esempio, abbiamo rielaborato tutto il materiale. Chi ci ha visto in estate farà fatica a riconoscerci: abbiamo preparato arrangiamenti elettroacustici, pieni di sfumature nuove, di tinte world. A San Francisco abbiamo scoperto un negozio di strumenti etnici davvero incredibile; abbiamo fatto incetta di steel drums caraibici, didjeridoo australiani, un bouzouki greco che ora Emanuele suonerà in concerto, il banjo basso che invece utilizzerà Ermanno. Finito il tour estivo, ci siamo ritirati un mese a Leuca per provare e riarrangiare tutti i nostri pezzi in questa nuova chiave. E devo dire che la reazione del pubblico in queste date, tra parentesi tutte sold-out, è davvero splendida. Nuvole e lenzuola, ad esempio, parte con il didjeridoo, è irriconoscibile, poi arriva la cassa in quattro, e la gente incomincia a battere le mani prima ancora di capire di che brano si tratta...». Dei veri fan irriducibili. «Sì, come quelli che ci seguivano a Lecce, all’inizio. Si chiamavano proprio così, gli Irriducibili, anche se nei ringraziamenti del primo disco per un errore di stampa sono diventati gli Irrucibili». Un episodio speciale è stata la partecipazione alla Notte della Taranta, a Melpignano nell’agosto scorso. «Quella per me è stata un’emozione sensazionale, perché noi siamo salentini nel nome, chiamarci Negramaro (un apprezzato vitigno del Leccese, ndr.) per noi è come portare una bandiera. Però nella nostra musica abbiamo sempre suonato quello che ci piaceva di più: mai usato il dialetto, mai suonato pizzica. A Melpignano invece è stato come dare sostanza a quell’identità salentina dichiarata nel nome, nel segno dell’energia, dell’immediatezza, dell’animosità». Sempre a proposito di Salento, il vostro ultimo video è girato a Copertino. «E sì, alla fine si torna sempre lì. Il regista sono io. L’immenso l’abbiamo girato in una casa nobiliare dell’Ottocento, quella dell’assessore Del Prete, e poi in una cava di bauxite nei pressi di Otranto, un paesaggio di terra rossa. Erano gli scenari adatti a una storia d’amore che si sviluppa tra passato e presente, giovinezza e vecchiaia, come un flashback o un sogno ». In effetti nei suoi testi ci sono sempre molte immagini, e poi ripetizioni, assonanze, un ritmo di montaggio molto cinematografico. «Sì, scrivo così, quando dico o scrivo una cosa la vedo, procedo davvero per immagini». Forse è per questo che con il cinema c’è un’affinità particolare. «Sì, poi ci porta bene. Il film di D’Alatri, La febbre, è stato importante per noi, e ora c’è stata l’esperienza di Cemento armato: per quel film ho registrato un pezzo, Senza fiato, con Dolores O’Riordan, quella dei Cranberries. Ed è stato un incontro emozionante, che si è trasformato in una vera amicizia. Come con Lorenzo Jovanotti, del resto: la sua partecipazione a La finestra (per il brano Cade la pioggia, ndr.) è stata una collaborazione creativa, lui è entrato nel testo e l’ha trasformato a modo suo». Musicalmente vi caratterizza una mistura di rock, brit pop, melodia italiana. E’ una cifra stilistica molto personale. «Sì, c’è tutto questo nella nostra musica. Forse è per queste radici molteplici che siamo capaci di restare noi stessi arrivando contemporaneamente a pubblici diversi. Abbiamo un successo di massa, ma ci sentiamo sempre underground: l’importante è essere liberi, e produrre esattamente quello che sentiamo».

Fabrizio Versienti
 
OSSERVATORIO SULLA CAMORRA
Racket a Napoli: ''Troppa omertà nei quartieri borghesi''
CLICCA QUI
 
Osservatorio sulla camorra | Storia | Iniziative | Rubriche
Edizione Campania | Edizione Puglia |Corriere Economia
Servizio meteo | Info traffico | Trova lavoro
P. Iva 06890970632 editoriale del mezzogiorno srl Realizzato da D&D - Dinamica Digitale