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 ARTICOLO - Prima pagina (Campania)
 
Il party mortale patrocinato dal Comune - 03/11/2007

Iervolino attacca l’ente mostra. La replica: «Ci hanno autorizzati loro»

NAPOLI - Rosetta scende in campo. Lancia accuse alla Mostra d’Oltremare che replica con uguale moneta. Alla sindaca non è andato giù che all’interno di una struttura comunale, o quasi, si svolgano festini che possono concludersi con la morte di un ragazzo di ventitrè anni. Giusto, giustissimo,madalla Mostra d’Oltremare replicano: «La questione morale c’è tutta - ci ha detto il direttore amministrativo dell’Ente, Carlo Cigliano - ed è probabile che noi si decida di non ospitare più queste manifestazioni. Ma in questo modo il problema non si risolve perchè i giovani andranno da un’altra parte dove i rischi sembrano uguali». Vuole dire che non si fa giusta prevenzione? «Non tocca a me parlare di queste cose, ma mi preme dire due cose: il Comune ha concesso il patrocinio al «Panorama Festival » che è la rassegna musicale all’interno della quale si svolge lo show dei dj e ha dato a noi l’ok tecnico per le due serate». Come a dire, noi Mostra stiamo a posto, e gli altri? Quello che si temeva si è puntualmente verificato: la morte tragica e assurda di Pasquale Russo, ventitre anni e il sogno di diventare architetto si porta dietro una coda velenosa a livello dei rapporti tra i palazzi istituzionali. L’intervento di Rosa Russo Iervolino è perfettamente legittimo dal momento che il Comune di Napoli è socio di maggioranza della Mostra d’Oltremare con il 66% delle quote azionarie, ma le zone d’ombre in questa storia maledetta restano e mettono i brividi. «Non sono affatto entusiasta - ha detto il sindaco ai cronisti che le sollecitavano una risposta alle dichiarazioni del presidente Raffaele Cercola - del fatto che in una struttura pubblica che in qualche modo fa capo al Comune di Napoli si organizzino feste nelle quali si possano correre pericoli come quello di incontrare spacciatori di droga». E poi ha anche dato una spallata alla proposta di liberalizzare il consumo delle droghe: «Per anni la droga è stata contrabbandata come espressione di libertà, mentre in sostanza è ciò che uccide la libertà dei giovani». Ma questo è un tema che vola troppo alto e chiama in causa i massimi sistemi della politica. Torniamo al rave-party. La Iervolino ha messo il dito nella piaga: l’aspetto più inquietante di questa drammatica vicenda, infatti, è che in una struttura pubblica sia possibile far «entrare» un quantitativo di droga, e della peggiore qualità a quel che è dato di sapere, capace di uccidere un giovane e di provocare danni gravissimi a molti altri partecipanti al rave-party. Poteva scapparci una strage, insomma, mentre tutti se ne stavano a dormire a casa loro. E allora è giusto chiedersi e pretendere che se proprio a questi happening non si può rinunciare bisogna organizzare un cordone sanitario e poliziesco che tutele la salute dei giovani che si impasticcano e impedisca ai pusher di «lavorare» impunemente e di tornarsene a casa con le tasche piene di soldi e con la certezza di non aver lasciato tracce. Il servizio di vigilanza interno della Mostra, come ci ha detto il professore Cercola, era presente con guardiani, pompieri e tre ambulanze, ma, evidentemente, queste presenze non sono state sufficienti a scongiurare il pericolo. C’era bisogno di un controllo più capillare e, soprattutto, professionale: più agenti e, soprattutto, un presidio sanitario in grado di intervenire con immediatezza. E qui la sindaca introduce un principio etico-politico Il dubbio che forse si poteva fare di più per salvare la vita di Pasquale Russo, che, ricordiamolo, è deceduto durante il tragitto dalla Mostra all’ospedale San Paolo - che non è una grande distanza - è, come si vede, più che legittimo e giustifica le domande drammatiche poste dalla famiglia della vittima. Delle due l’una: o gli spacciatori vendevano all’interno della Mostra o i ragazzi sono venuti al party con la «roba» in tasca. In entrambi i casi un controllo rigoroso avrebbe impedito un delitto. Giuseppe Scalera, senatore dell’Ulivo e presidente dell’Ordine dei medici, è dello stesso parere e chiama in causa direttamente il questore e il suo apparato: «Cosa ha fatto in questo caso la questura napoletana e quali iniziative aveva messo in campo il suo capo»? Ancora più inquietante l’altra domanda: «Si ha l’impressione che Napoli stia per sfuggire dalle mani delle istituzioni. E su questo tema il questore dovrà rispondere al Parlamento». E’ in pratica l’annuncio di una interrogazione al ministro Amato e un «question time» al Senato con il «mostro » Napoli come sempre sbattuto in prima pagina.

Carlo Franco
 
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