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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Festival del cinema indipendente - 02/11/2007

Quella del foggiano Michele Lacerenza soggetto del documentario «A perdifiato»

FOGGIA — Si aprirà con squilli di tromba la settima edizione del Festival del Cinema Indipendente di Foggia. La tromba sarà quella di Michele Lacerenza, storico interprete di musiche che hanno fatto la fama del western all’italiana, esportandone le atmosfere anche al di là delle sale cinematografiche. A Michele Lacerenza e al suo strumento è dedicato A perdifiato, il documentario che, proiettato fuori concorso (16 novembre, ore 18, Teatro del Fuoco) darà ufficialmente il via al festival foggiano. Quarantanove minuti che ripercorrono la vita e celebrano l’arte di un personaggio conosciutissimo fra gli «addetti ai lavori», ma non altrettanto al grande pubblico. Michele Lacerenza era nato nel 1922 a Taranto, perché suo padre Giacomo dirigeva la banda locale; quella che, fra l’altro, durante la Quaresima segue le processioni dei Perdoni. Proprio per quella processione Giacomo Lacerenza compose la marcia Tristezze. In seguito, tornò nella città d’origine, Trinitapoli, e anche lì diresse una banda. Fu tra quelle note e quei suonatori di paese, sempre in viaggio per sbarcare il lunario, che Michele si svezzò. Il film di Sansonna, regista che sembra prediligere soggetti stravaganti, vuole anche rievocare quei tempi e quelle imprese che non esita a definire «picaresche». Nella pellicola però non c’è solo la bohème delle bande: Lacerenza è ricordato da contemporanei e posteri. C’è, per esempio, la testimonianza di Ennio Morricone, autore della colonna sonora più celebre che Lacerenza abbia eseguito: quella di Per un pugno di dollari, in cui suona l’assolo finale. Note dall’impronta inconfondibile, che per Sansonna sono suoni del Sud. «La musica di Morricone - dice il regista - scandiva sonorità meridionali: quei fischi, quegli schiocchi di frusta evocavano i duelli rusticani di Verga, più che gli attacchi Apache. E poi c’era quella tromba vibrante, infuocata. Michele Lacerenza non era un semplice esecutore: la sua interpretazione dell’assolo finale di Per un pugno di dollari, per ammissione dello stesso Morricone, è pura ri-creazione dello spartito». Nel film compaiono anche Vinicio Capossela e Roy Paci. Quest’ultimo si esibirà proprio con lo strumento appartenuto a Lacerenza, del quale peraltro ha ripercorso la carriera: anche Paci infatti proviene dal microcosmo della bande paesane. Lacerenza, peraltro, non fu un autodidatta baciato dalla fortuna: aveva percorso una regolare strada accademica, diplomandosi al consevatorio Santa Cecilia a Roma; e poi suonò nelle orchestre di Gorni Kramer e Armando Trovajoli, prima di approdare a quella Rai di via Asiago, passando per la rivista. E, naturalmente, per tante, tante sparatorie e inseguimenti all’amatriciana. A perdifiato è prodotto dalla Cortolab di Roma, casa della quale sono soci anche i figli del trombettista pugliese, Michele e Giacomo Lacerenza.

Claudio Gabaldi
 
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