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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Mascia: con Viviani racconto la mia Napoli - 01/11/2007

Al Bellini la «Festa di Piedigrotta». Dopo 30 anni

L’ultima messinscena della «Festa di Piedigrotta» di Raffaele Viviani, uno degli spettacoli più emblematici dell’autore di origine stabiese, risaliva al 1979. Ne era regista Roberto De Simone, autore di un allestimento memorabile immortalato dalle telecamere della Rai e di cui erano protagonisti fra gli altri Peppe Barra, Antonella D’Agostino, Nunzio Gallo, Lello Giulivo, Antonella Morea e Angela Pagano. Non stupisca quindi il fatto che a 28 anni di distanza un altro regista, Nello Mascia, nell’affrontare nuovamente quel testo abbia tenuto in conto proprio quella regia. «Sono voluto ripartire dall’esperienza di De Simone» spiega infatti Mascia, «perché mi sembrava impossibile accostarmi alla ‘‘Festa’’ senza fare riferimento a lui». Lo spettacolo, da stasera e fino al 14 novembre al Bellini dopo il debutto estivo all’interno della rinata Piedigrotta napoletana, rappresenta una versione contemporanea,ma rispettosa della tradizione: utilizza le musiche originali di Raffaele Viviani, rielaborate ed arrangiate da Eugenio Bennato, le coreografie di Ettore Squillace, le sculture di Lello Esposito e le scenografie di Raffaele Di Florio. «È una metafora, uno strumento per raccontare la condizione di un popolo, quello del 1919, appena uscito da una guerra devastante. Per cui la Festa è in realtà una folla che va alla ricerca di un utopico altrove, una ricerca di redenzione laica, pagana come quella delle Baccanti di Euripide. Ma è anche il conflitto stridente tra cultura popolare e cultura alta. Ne emerge, alla fine, una Napoli antica che non si discosta molto dalla Napoli di oggi, che ancora sente la voglia di riscatto ed ancora ha voglia di ballare e cantare sulla miseria dell’uomo per poterla allontanare». Nel cast attuale ci sono Pietra Montecorvino, Maria Rosaria Virgili, Tommaso Bianco, Gino Monteleone, Massimo Masiello, Salvatore Misticone, Nino Bruno, Nicola Vorelli, Francesco Cortopassi. In questo liberatorio gioco di ruoli e di identità sociali il finale è sicuramente emblematico. «Spalluchiello », conclude il regista, «irrompe in scena accompagnato dalla festosa musica giapponese, espressione più genuina della creatività popolare, termine onomatopeico e un po’ ironico che Viviani attribuiva alle sonorità spontanee nate dalla percussione di oggetti casuali: caccavelle, bicchieri, scatole. E solo allora la gente si abbandonerà al sabba liberatorio. Al ritorno al Dio- Natura. Alla Grande Madre».

Stefano de Stefano
 
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