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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Raiz all’Havana: ricomincio da «Uno» - 01/11/2007

Domani al via il tour. Collaborazioni internazionali nel nuovo cd

Raiz parte da Napoli. Domani all’Havana Club di Pozzuoli il musicista napoletano (nella foto) presenta il nuovo sorprendente cd. Lo show sarà aperto alle 22 dagli SteelA che poi resteranno sul palco a suonare con Raiz. Il nuovo album si intitola «Uno» e oltre a chiudersi con due versioni dub di «Statte Ccà» e «Jerusalem», firmate da Bill Laswell, è affiancato da un secondo cd, «Uno+» che ripropone le canzoni remixate, fra gli altri, da Boosta, Max Brigante, Almamegretta. «Gli SteelA sono gruppo giovane, affiatato—dice Raiz —. Li ho cooptati da qualche stagione». Lei è tra i musicisti italiani più richiesti all’estero nella nuova ondata dub. Quali sono le ultime collaborazioni? «Molte cose le ho fatte con Bill Laswell, che ormai è un amico. E poi c’è questa jam con i Gizmo di Stewart Copeland dei Police». È un disco? «È un progetto di qualche anno fa nato dall’incontro tra Copeland e Vittorio Cosma con Armand Sabal-Lecco che ha suonato con Peter Gabriel, Mauro Refosco percussionista di David Byrne e molti altri». Tra le sue caratteristiche, la componente napoletana è determinante per gli ingaggi all’estero? «Molti dei musicisti che mi chiamano non sanno neppure che sono napoletano. E non credo che sia determinante. Io mi sento cittadino del mondo. Uso il napoletano come una lingua, un ‘‘lingo’’. Un dialetto universale che proprio perché è privo del peso dell’ufficialità. È una delle lingue del Mediterraneo e quando io vado a cantare per Bill Laswell, porto il Mediterraneo e Napoli. Sì, sono certo che nessuno mi chiama perché sono di Napoli. È come se mi preoccupassi di chiedere a Copeland che pelli usa sui suoi tamburi. A me non importa. Sono interessato alla musica». «Uno» segue questa filosofia? «Per me è un disco che mette assieme una musica immaginaria che cerco da sempre. Unisco il Mediterraneo con il reggae, il dub, ma le melodie sono talmente vicine a noi che non potevo utilizzare altra lingua che non fosse il napoletano. Un retaggio genetico dalla ricchezza meravigliosa. Nessuna delle persone che mi chiama è interessata alle tazzulelle di caffè o all’orgoglio neoborbonico, l’oleografia revanchista della lega sud. E neppure io. Mi piace pensare a un’area omogenea dove tutti sono cittadini ed hanno il diritto di abitare e risiedere sulla terra che più gli aggrada». Cosa rimane di Raiz e degli Almamegretta dei Centri Sociali? «Questa etichetta di appartenenza è sempre stata forzata. Gli Almamegretta avevano, e hanno, una collocazione politica inequivocabile. Abbiamo suonato nei centri sociali, ma non siamo mai stati militanti. Ci invitavano e noi andavamo. Ci chiedevano di suonare gratis o per pochi spiccioli, e noi lo abbiamo fatto con piacere. Le situazioni che ospitano la musica ad un prezzo basso sono la nostra passione. Di quei tempi rimangono le idee, la voglia di abbattere le barriere, ma soprattutto la musica che è una espressione pensante che resiste nel tempo».

Biagio Coscia
 
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