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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Shaolin & Wudang, l’altra faccia della Cina - 30/10/2007

La stagione del Teatroteam si apre con una proposta molto particolare

BARI - Per iniziare, «L’altra faccia della Cina». Quella che affonda le proprie radici nel buddismo zen e nelle arti marziali intese come strumento di meditazione per arrivare a un controllo totale del proprio corpo. Pratica nella quale sono maestri i monaci degli antichi monasteri Shaolin eWudang, situati nel cuore di un’area divenuta nel tempo il centro spirituale del Paese dei Mandarini. In poco più di un decennio questi monaci hanno incantato oltre 3 milioni di spettatori di tutto il mondo. E domani sera lasceranno senza parole il pubblico del Teatroteam di Bari per l’apertura di stagione, affidata a un trittico di spettacoli che si completerà entro domenica con la commedia Il tavolo ovale interpretata da Maurizio Micheli e Barbara D’Urso e il supershow del topo-giornalista Geronimo Stilton, appuntamento che segna l’avvio nella struttura di Bartolomeo Pinto di una nuova sezione dedicata ai più piccoli («World’s Children»). Tre spettacoli per una partenza in quarta che asseconda imolteplici gusti degli habitué del Teatroteam, dove anche quest’anno nel plafond di offerte si potranno trovare molte delle proposte più gettonate del circuito teatrale italiano e internazionale, a partire dall’attesissimo show del celebre trasformista Arturo Brachetti L’uomo dai mille volti, per il quale la tappa a Bari è prevista nel prossimo mese di aprile. Di grande impatto visivo è anche questo The Other Side of China, viaggio nelle antiche tradizioni mistiche di un Paese che con l’Olimpiade del prossimo anno si appresta a restituire un’immagine di sé moderna e tecnologicamente avanzata, dunque ben lontana dalla propria millenaria tradizione. Durante lo spettacolo i maestri dei monasteri Shaolin e Wudang proporranno una serie di «pacifici» esercizi di kung-fu e altre arti marziali, attraverso cui dimostrare come con il potere della mente si possa operare un totale controllo sul proprio corpo, viatico per un’autodisciplina che rende addirittura insensibili al dolore. Ecco allora, nel rispetto di una pratica più «fisica» appartenente agli Shaolin, alcuni monaci rompere sulle teste e i corpi dei loro compagni sbarre di ferro e mazze di legno, senza che queste «violenze» provochino sofferenza o lascino alcun segno. Più «spirituale » è, invece, l’impostazione della scuola Wudang, nella quale lo sviluppo della forza interiore è combinata alla tecnica della respirazione «neigong». Nella ricerca di un punto di contatto tra ascesi e tecniche di combattimento, per il raggiungimento di una nuova consapevolezza corporale, i quindici monaci in scena propongono a tutti gli effetti un’esibizione che lascia gli spettatori increduli e senza fiato. Grazie anche a un progetto spettacolare, dunque adatto al contesto teatrale nel quale viene presentato, arricchito da giochi di luce, videoproiezioni e dall’accompagnamento musicale della Yin-Yang Orchestra.

Francesco Mazzotta
 
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