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Minorile chiuso, l’esposto scritto da Maritati - 14/10/2007

Il sottosegretario: «Ho raccolto denunce terribili». Via ai primi indagati

Lecce - Si è conclusa ieri, in contemporanea con la notizia diffusa dal Corriere del Mezzogiorno, l’indagine della magistratura leccese sui presunti abusi compiuti dal personale carcerario su alcuni detenuti dell’istituto penale per minorenni leccese. Il pubblico ministero Antonio De Donno, titolare dell’inchiesta, dovrà valutare la posizione di almeno sei persone che da circa un anno sono sottoposte ad indagini da parte degli agenti di polizia giudiziaria con ipotesi di reato che vanno dall’abuso di mezzi di correzione alla violenza e abusi su minori. L’inchiesta era partita da un esposto presentato in procura dal sottosegretario alla Giustizia, il leccese Alberto Maritati, che a sua volta aveva raccolto una serie di circostanziate denunce del personale interno all’istituto. Un rapporto dettagliato, ricco di nomi, date e circostanze, che descrive la vita carceraria come in un lager. Ragazzi picchiati, umiliati, lasciati nudi al freddo su brande prive di materasso. Ma anche di minacce e vessazioni di ogni tipo da parte dei responsabili della vigilanza per il personale che osava ribellarsi. LA STORIA - Qualcuno alla fine ha deciso di parlare raccontando tutto al sottosegretario Maritati. Quello che è venuto fuori è uno spietato racconto delle atrocità, finito sul tavolo del procuratore della Repubblica di Lecce, Rosario Colonna, che a sentire i tanti disposti a testimoniare, durava da almeno «tre, quattro anni». Nell’esposto si evidenzia che i fatti erano stato denunciati anche al tribunale dei minori di Lecce, al centro di giustizia minorile di Bari, allo stesso dipartimento del Ministero della Giustizia a Roma ed anche un parlamentare salentino che all’epoca rivestiva la carica di vice guardasigilli. I fatti, secondo quanto riporta Maritati nel suo esposto, erano stati quindi riferiti anche alla «presidente del tribunale dei minori di Lecce, dottoressa Verardo e al giudice di sorveglianza Casto; alla dottoressa Francesca Perrini del Centro Giustizia minorile di Bari che si sarebbe impegnata recandosi anche a Roma presso il Ministero per risolvere l’incresciosa questione; all’ispettore De Martino, inviato dal Dipartimento giustizia (per tale motivo - si precisa nell’esposto - ritengo che anche il dirigente Rosario Priore sarebbe stato informato)». La vicenda, si legge sempre nella denuncia del senatore diessino - sarebbe stata altresì esposta puntualmente all’onorevole Vitali durante il suo mandato come sottosegretario alla Giustizia nella scorsa legislatura». L’ESPOSTO - Ad essere messa sotto accusa da tre dipendenti dell’istituto - un agente di polizia carceraria, un’educatrice e un medico - è il responsabile della polizia penitenziaria che conduceva la struttura «in modo sostanzialmente repressivo e violento». Sempre secondo i tre denuncianti, la figura in questione era riuscita a far trasferire presso la struttura altri appartenenti al corpo di polizia penitenziaria «così da poter disporre di un gruppo di fidati esecutori dei suoi ordini». Una gestione di questo tipo avrebbe caratterizzato il centro con «una serie di attività unicamente improntate alla violenza e alla repressione ».E poi le storie della presunta violenza. Quella riservata al giovane A.Z, «tenuto completamente nudo per una notte in una camera di sicurezza con una branda priva di materasso ». O l’extracomunitario A.M., «picchiato duramente e allontanato lo stesso giorno dall’istituto per evitare ogni qualsiasi verifica sulla violenza». Oppure dell’altro minore G.G., «duramente picchiato e successivamente finito dinanzi al consiglio di disciplina con conseguenti punizioni. Ed altri casi ancora». La stessa commissione disciplinare, denuncia l’esposto, era composta dal capo delle guardie e dagli stessi autori delle violenze sulle quali si dovevano poi esprimere. IL MINISTERO - La struttura sulla via di Monteroni, ufficialmente chiusa per il «mancato adeguamento alle norme antinfortunistiche della 626», è stata privata di detenuti, trasferiti nel carcere minorile di Bari, ma è tuttora regolarmente occupata dal personale di vigilanza e amministrativo che da circa tre mesi timbra regolarmente il cartellino pur in assenza di reclusi. La capo Dipartimento giustizia minorile del Ministero della Giustizia, Melita Cavallo, tiene a precisare che il motivo della chiusura «prescinde dall’inchiesta penale in corso». Alla domanda sul perché né il suo Dipartimento né altri organi dello Stato hanno fatto niente nonostante le reiterate denunce, la dottoressa Cavallo rimanda la domanda «a chi conduce le indagini a Lecce e a chi era seduto prima dime su questa scrivania che occupo solo da gennaio».

Nazareno Dinoi
 
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