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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Le direzioni del racconto - 12/10/2007

Arturo Cirillo diventa poeta del Maghreb e La Ruina si trasforma in «Dissonorata»

Bari - Sentimenti gay e storie di sopraffazione sulle donne. Temi che si incrociano. Avendo il mondo arabo come punto d’incontro e confronto insieme con la parola chiave affabulazione, scelta dal Centro Diaghilev per aprire alla Vallisa di Bari una finestra sul teatro di narrazione con la rassegna «Le direzioni del racconto», prologo alla Stagione di prosa del Piccinni al via il 24 ottobre nel segno di Pirandello con una rilettura di Pensaci, Giacomino! firmata da Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Stasera alla Vallisa c’è Arturo Cirillo a farsi interprete, nella lettura scenica Sempre così i ragazzi, delle passioni omosessuali di Nico Naldini. Cirillo tocca - sui suoni räi di Kaled - sue poesie d’amore che raccontano un mondo esotico nordafricano e avventure vissute e sognate, con Karim, Youssef, Rashid, Aymen. Niente a che vedere con un mondo fantastico tipo Mille e una notte. Forse più con l’immaginario dei quartieri della periferia romana cari a Pasolini, cugino di Naldini. Nei suoi panni Cirillo si cala sulla scena in modo totale, per essere egli stesso un poeta perso tra la gente del Maghreb, dove Naldini possiede una piccola dimora. «Le poesie non si recitano: si dicono. E per dirle bisogna inventarsi un personaggio: colui che le ha scritte», dice Cirillo, che, quindi, farà «finta di averli conosciuti questi ragazzi, fonte di tante croci e delizie». «E potrò far finta anche perché Naldini li ha già allontanati dal limite ristretto dell’autobiografia per farli essere una metafora, un alibi», spiega l’attore e regista napoletano, al quale Rai Due proprio stasera dedica a partire dalla mezzanotte la puntata di Palcoscenico con la messa in onda dell’Ereditiera. Potrebbe rappresentare il secondo tempo di una serata divisa tra Vallisa e salotto di casa da dedicare interamente al talento di uno degli artisti di punta della nuova scena contemporanea. Dopo il Nordafrica di Naldini, domani e domenica la Vallisa s’immagina anche il mondo arabo cui rimanda lo spettacolo Dissonorata, un delitto d’onore in Calabria, del quale Saverio La Ruina è autore, regista e interprete en travestì per la compagnia calabrese Scena Verticale. Un allestimento di grande forza che richiama l'Oriente attraverso il velo nero indossato, ancora oggi in certi casi, dalle donne a lutto del nostro Sud. «Spesso, ascoltando le storie drammatiche di donne dei paesi musulmani - dice La Ruina - mi capita di sentire l’eco di altre storie. Di donne calabresi dell’inizio, ma anche della fine, del secolo scorso, per non dire di oggi, quando il lutto per le vedove durava tutta la vita, per le figlie anni e anni. E le donne vestivano quasi tutte di nero, indossando una specie di chador sulla testa, anche in piena estate. Donne vittime della legge degli uomini, schiave di un padre-padrone. E il delitto d’onore era talmente diffuso che una legge apposita quasi lo depenalizzava ». Storie riconducibili a quella di Pasqualina, l’anziana seduta sulla sedia che La Ruina interpreta abbandonandosi a un flusso di parole e sentimenti, attraverso i quali il/la protagonista riannoda i fili della memoria e di un destino crudele comune amolte donne meridionali. La Ruina punta sulla forza comunicativa e fonetica del dialetto in un’ora di spettacolo in cui il racconto, pur nella compostezza del personaggio, si fa lacerante nel ricordo di episodi drammatici. Pasqualina rimane incinta, così il fratello e la sorella le danno fuoco. Ma lei reagisce, e il giorno di Natale porta a termine quella gravidanza da altri indesiderata. E nella quale il pubblico potrà riconoscere il segno di una grande speranza di libertà.

Francesco Mazzotta
 
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