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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Rutelli: «Napoli all’altezza delle attese Ma la manifestazione resta itinerante» - 11/10/2007

«Il prologo del Festival dimostra di essere all’altezza delle aspettative. Napoli sarà in questi giorni una capitale internazionale del teatro, come Edimburgo e Avignone. Questo è un messaggio prezioso per e dalla città». Con toni incoraggianti Francesco Rutelli commenta i primi passi mossi dal neonato Festival Teatro Italia.Manon promette nulla per il futuro: «Trasformarlo in una manifestazione stabile? Resterà itinerante, tra tre anni bandiremo una nuova gara». Dal canto suo, Bassolino non si lascia scoraggiare e rilancia: «Abbiamo acquisito un know how, resterà un nostro patrimonio e continueremo a fare un nostro festival oltre a gareggiare per il nuovo bando. Cercando di far valere un’argomentazione precisa: i festival di cinema hanno sedi stabili, perché non fare altrettanto per il teatro?». Nessuna divergenza, comunque, al battesimo della manifestazione ieri al Porto. Solo dialettica per costruire: «Bisogna seminare», aggiunge Rutelli, «per ottenere l’attenzione delle nuove generazioni». Il ministro dei beni e delle attività culturali è arrivato addirittura in anticipo rispetto all’orario fissato per l’incontro con la stampa nella Cittadella dello spettacolo costruita sulla spianata della Stazione Marittima. Con un completo tabacco, per nulla ministeriale, il passo svelto e il consueto sorriso disteso, si è precipitato per prima cosa all’Info Point sistemato all’ingresso dove ha stretto la mano a tutti i ragazzi al lavoro in quello stand. «Come vanno le prenotazioni e gli arrivi?», si è subito informato, immediatamente confortato dai cenni positivi dei suoi giovani interlocutori. Rappresentanza di quel target under 40 più ampio, a cui dal primo momento Rutelli ha voluto destinare questo primo festival nazionale del teatro mai organizzato in Italia. Non a caso ha chiesto poi di visitare la Tenda 1, dove per tre sere la sezione «Nuove sensibilità» proporrà ben trenta studi di altrettanti spettacoli di giovani compagnie italiane. A Rutelli tocca in sorta di vedere le prove di «Machine Infernale», dei napoletani Plastique Teatro sistemati sul palco 5, se ne compiace prima di infilarsi nella nave-ostello. All’incontro con il ministro partecipa anche il commissario straordinario del San Carlo, Salvatore Nastasi. Dunque, l’occasione è ghiotta per chiedere lumi sulla situazione del Massimo. «Non neghiamolo», dice Rutelli, «si tratta di scalare una montagna. Ma stiamo lavorando, sono molto soddisfatto di Nastasi. Un prolungamento del suo incarico? Vedremo... Intanto ho chiesto l’impegno del parlamento e degli enti locali, mentre stasera gli industriali napoletani staccheranno il primo assegno da un milione». Leggi speciali per il San Carlo, per la verità, non se ne vedranno, «per non suscitare le giuste ire delle fondazioni liriche che hanno i bilanci in pareggio. Il prestigio del San Carlo ci sta a cuore.Male istituzioni culturali debbono avere i conti in ordine, il paese lo pretende. La buona amministrazione ordinaria va insieme alla qualità della programmazione». Dopo aver visitato la nave che ospita circa mille addetti ai lavori c’è la foto di rito con gli artisti indiani che ridono divertiti. «I protagonisti del mio spettacolo», spiega il regista Roysten Abel, «sono persone molto semplici, hanno preso per la prima volta l’aereo, hanno visto per la prima volta un porto e sempre per la prima volta hanno dormito su una nave così grande e suonato in un teatro d’opera imponente come il San Carlo. Al punto da credere d’aver ammirato cose che nemmeno le loro divinità si sono mai sognate di immaginare». Un altro prestigioso artista indiano, Anish Kapoor, attualmente impegnato nella realizzazione della stazione della Metropolitana di Monte Sant’Angelo, ha più volte ripetuto di trovare Napoli una città molto familiare. «Ha ragione», aggiunge Abel, «quando provo ad attraversare la strada e nessuno si ferma, mi sento davvero a casa.Maa parte gli scherzi, la gente si somiglia nei tratti migliori, nella spontaneità, nell’estreversione. Quando lavorai con il mio amico Davide Iodice al progetto ‘‘Dammi almeno un raggio di sole’’ su Fellini a Sant’Arcangelo, non ebbi alcun problema, con lui e con tutti gli altri attori napoletani». Intanto Rutelli si sposta ai Quartieri Spagnoli per una tappa all’associazione Sabu che ha riqualificato il rifugio antiaereo di largo Baracche. Qui per il ministro c’è un assaggio dello spettacolo «Io, Clitemnestra. Il verdetto» con Cristina Donadio, tratto dal lavoro di Valeria Parrella, e poi una breve passeggiata con shopping, caffè e gelato allo stracciatella, in attesa della prima al San Carlo, appuntamento più atteso della giornata. Al Madre invece va in scena «Journey to the moon & 9 drawings for projection», il film d’animazione diWilliam Kentridge realizzato in studio con pazienti cancellature manuali di ciascun disegno a carboncino. Il supporto musicale dell’Archimia Quartet rende ancora più suggestivo il raffinato spettacolo (prodotto anche dalla gallerista napoletana Lia Rumma), ma gli spettatori qui scarseggiano, nonostante l’accattivante aperitivo con «finger foods» offerto negli spazi del bar, in sintonia con quanto accade nei musei di tutto il mondo. Del resto anche nei padiglioni del Porto, dove si possono visionare i film su Carmelo Bene, almeno in mattinata c’erano pochi curiosi. Meno male che lo spettacolo al Nuovo è affollato. E anche la coloratissima prima al San Carlo richiama tanti spettatori — dagli habituè dei teatri di ricerca, che sfoggiano look «alternativo», ai frequentatori del Massimo, tutti in ghingheri — e fa chiudere con soddisfazione il sipario su questa prima giornata di festival.

Mirella Armiero, Stefano de Stefano
 
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