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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Minafra: «Deluso da Vendola e da una Puglia narcotizzata da notti bianche e dalla Taranta» - 10/10/2007

A Lione in trionfo, a casa ignorato

Ruvo di Puglia - Siesta pomeridiana nel silenzio della campagna di Ruvo. Prima di rispondere al telefono Pino Minafra si gode il riposo del guerriero. Ci sono da smaltire le fatiche francesi con l’armata MinAfric Orchestra, portata in trionfo con l’aggiunta delle Faraualla in una «Notte dedicata al Sud» sul palcoscenico del Rhino Jazz Festival, ancora in corso a Lione. Un festival che ha visto tra i suoi protagonisti anche gli altri componenti della famiglia Minafra, la moglie di Pino, la clavicembalista Margherita Porfido, e il figlio Livio, ancora in Francia perché ieri impegnato in un piano solo. «Siamo già stati invitati per il prossimo anno», racconta il vulcanico trombettista, che tornerà in Francia anche a fine marzo, il 27 a Parigi e il 28 a Grenoble, con il progetto Viva la Black. «Chissà perché riusciamo a farci ascoltare all’estero e non in Puglia, dove non ci danno nemmeno udienza. Eppure in Europa continuiamo a portare l’anima della nostra terra, non solo il jazz nelle sue forme identitarie, ma anche il vino, l’olio». Chi non le dà udienza? «Due anni fa scrissi a Nichi Vendola una lettera che da un anno ho provato in vario modo a fargli recapitare. Non è seguita alcuna risposta. Walter Veltroni ha già individuato in un jazzista, il trombettista Paolo Fresu, come suo interlocutore di fiducia per quanto riguarda la musica e la cultura in Sardegna. E io non riesco nemmeno a ottenere un colloquio di qualche minuto con il presidente della mia regione, alla quale ho dato vent’anni di progetti portati in giro per il mondo. Con la lettera, a Vendola avevo mandato anche una decina di cd. Non gli chiedevo di ascoltarli, ma almeno di guardarli, affinché potesse intuire cosa c’era stato in Puglia e oggi non c’è più». Più deluso o adirato? «Sono deluso dal silenzio di una persona che mi è sempre sembrata attenta e sensibile e che, invece, mi pare si sia imbevuta delle mode del momento». Quali mode? «Abbiamo una regione narcotizzata da notti bianche e dalla taranta. Si riempiono le pizzerie e si svuotano i cervelli. I nostri amministratori ormai non si riconoscono nelle forme più alte dell'arte. Guardate il Talos. Adesso è diventano Gocce di Talos: un profumo. Una volta ho parlato anche con l’assessore Silvia Godelli. Mi ha detto: non venire più a farmi sermoni, mandami un progetto ». Glielo ha mandato? «La mia storia parla chiaro. Che progetto avrei dovuto inviargli? Sono stanco di compilare moduli. Non voglio morire di burocrazia. Anche se comprendo il ruolo di un assessore. Anche il mio amico Vittorino Curci, alla Provincia, mi sembra un po’ imprigionato, ma le cose migliori le progetta lui. Gli rimprovero soltanto di aver portato Ornette Coleman la scorsa estate e di non aver pensato a un incontro con l’Instabile, un sogno che inseguo da tempo». La prima cosa che proporrebbe a Vendola, se si dimostrasse disponibile? «Riprendere l’esperienza della Meridiana Multiorchestra e di Canto General. Ma per parlarne ho bisogno di incontrare l’uomo Vendola».

Francesco Mazzotta
 
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