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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Teatro-reality in diretta dai Quartieri - 09/10/2007

Il ménage a trois di «Chiove» apre il Teatro Festival Italia

Il teatro ai tempi del reality, ovvero un palcoscenico che aprirà il sipario per mostrare una commedia sul grande schermo, in presa diretta, mentre gli attori recitano nelle stanze di un appartamento a trecento metri dalla sala. L’esperimento - il primo al mondo fanno sapere dalla produzione - si svolgerà domani alle 19 al Nuovo e segnerà di fatto l’apertura della prima giornata del Festival Teatro Italia. Lo spettacolo si intitola «Chiove» ed è la traduzione in napoletano di «Piove a Barcellona», dell’autore catalano Pau Mirò. Protagonista lo strano triangolo fra una giovane prostituta, il fidanzato-protettore e un cliente libraio. Un menage fra romanzi, cocaina e Baci Perugina. La regia è di Francesco Saponaro, la fotografia di Mario Amura, la sceneggiatura di Enrico Ianniello, che reciterà con Giovanni Ludeno e Chiara Baffi. Lo stesso testo tornerà poi in scena, stavolta in chiave strettamente teatrale (con gli attori cioè in scena) venerdì, sempre al Nuovo. Due format diversi per lo stesso spettacolo. «Perché - spiega il regista - già nello studio realizzato a Santa Maria Capua Vetere, capimmo il tipo di impianto drammaturgico ci consentiva uno sguardo più interno, ravvicinato, tipico del linguaggio cinematografico. Grazie a Teatri Uniti (che da sempre sperimenta il legame fra le due forme espressive) e a Dogma Televisivo, siamo riusciti a realizzare un’impresa, che peraltro ci espone a un rischio estremo, quello del film in diretta, senza alcun margine di errore». Le riprese, trasmesse in tempo reale anche al Cervantes di Napoli, al Palazzo Lanza di Capua, al Dams di Cosenza ed infine alla Sala Beckett e all’Istituto italiano di Cultura di Barcellona, saranno effettuate da un esperto operatore, Sascia Ippoliti, che con la sua steadycam girerà un piano sequenza lungo un’ora e dieci. «La camera - conclude Saponaro - scruterà gli attori nell’appartamento di via Santa Maria Ognibene, diventando il terminale ottico del pubblico stesso, un tramite voyeristico che lavorerà utilizzando una sintassi cinematografica (la stessa di Sakurov in "L’Arca russa") e non televisiva. L’unico aggancio con la tv è nelmodo in cui Eduardo, ad esempio nel "Sindaco del Rione Sanità", metteva il pubblico in relazione con gli attori nelle sue riduzioni per il piccolo schermo».

Stefano de Stefano
 
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