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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Gregoretti: voglio essere l’anti Saviano - 09/10/2007

«Mi piacerebbe ritrarre le virtù e le potenzialità di Napoli»

Lo chiama «struscio». «Mi piace fare lunghissime passeggiate. Dal Suor Orsola, al corso Vittorio Emanuele, dove insegno, fino alla stazione centrale. Un piacevole itinerario attraverso il ventre della città». Ugo Gregoretti, decano di registi e autore televisivi italiani, si proclama, non da oggi, affascinato da Napoli e dai suoi fervori. Stamane alle 13 a Palazzo San Giacomo, Gregoretti riceverà una medaglia d’oro «in segno di riconoscimento e di gratitudine della città» in cui ha vissuto fino a 24 anni, operando spesso negli studi Rai di Fuorigrotta. A premiarlo saranno il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e l’assessore comunale alle Politiche sociali Giulio Riccio. Nel pomeriggio, alle 18, il regista romano parteciperà poi all’ultimo incontro del ciclo «I film della mia vita», organizzato al Pan di via dei Mille a Napoli dalla Mediateca Santa Sofia con la scuola di cinema Pigrecoemme (ingresso gratuito). Prima dell’incontro, alle 16, sarà proiettato «Il favoloso mondo di G. Il cinema di Ugo Gregoretti», documentario firmato da Luigi Barletta. Il suo rapporto con la città comincia fin dal dopoguerra. «La mia famiglia si trasferì a Napoli, e non nel dopoguerra, ahimè. Il conflitto durò ancora alcuni mesi. Avevo quattrodici anni. Era la città descritta da Lewis, da Malaparte. Frequentai per i primi studi l’istituto Pontano. Dieci anni dopo fui assunto in Rai e andai a Roma. Ma con Napoli il legame è rimasto forte. Pur sapendo bene che la camorra è radicata e presente, riesco in ogni caso ad apprezzare lo spirito più genuino delle storie celate nei vicoli, nelle piazze, nei monumenti della città. Sono, per così dire, un antagonista oggettivo di Roberto Saviano». Antagonista, cioè? «Nel senso che se lui, giustamente, ha messo in risalto l’influenza nefasta della criminalità, ame piacerebbe ritrarre le virtù e le potenzialità che questa metropoli serba da sempre». Ha scritto già qualcosa sull’argomento? «Lo farei subito. Basterebbe che qualcuno me lo commissionasse». Nell’84 fu autore di «Inside Naples» per la tv. Che programma era? «Facevo da guida a Peter Nichols, corrispondente del Times di Londra. Si trattava di mettere in risalto soprattutto gli aspetti positivi di Napoli. Le difficoltà, allora come oggi, non mancano ma il suo fascino resta indiscutibile».

Alessandro Chetta
 
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