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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
«Più andiamo avanti più torniamo a casa» - 02/10/2007

I Negramaro ambasciatori del Salento nel mondo

Lecce - Come i quattro baronetti di Liverpool, ambasciatori del Salento nel mondo. Ai Negramaro il gravoso compito di portare la bandiera della loro terra e di essere esempio e modello per quanti cullano i propri sogni sperando di vederli, prima o poi, realizzati. Da ieri, i sei musicisti leccesi, in vetta alle classifiche con l’ultimo singolo L’immenso tratto dall’album La finestra, hanno questo importante incarico. Ad assegnarglielo è stata la Camera di commercio di Lecce, tramite il suo presidente, Alfredo Prete, che ha consegnato un premio alla band che «si è trasformata in un nuovo e alternativo strumento di promozione del Salento a livello nazionale e internazionale». Giuliano Sangiorgi, Emanuele Spedicato, Ermanno Carlà, Danilo Tasco, Andrea Mariano e Andrea De Rocco sono stati ricevuti, nella tarda mattinata di ieri, nella sala del consiglio dell’ente camerale. Ad attenderli, oltre al presidente Prete, ai componenti del consiglio della Camera di commercio, ai rappresentanti delle associazioni di categorie e ai giornalisti, c’era anche una piccola folla di fan composta soprattutto dai dipendenti dell’ente e dai loro figli, tutti a caccia di un autografo o di una foto ricordo. Ha preso la parola per primo il presidente Prete che ha spiegato i motivi del premio e il significato della giornata. «Una giornata di festa semplice - ha detto - per un ringraziamento affettuoso a una band che ci rappresenta nel mondo. Alcuni si sono sorpresi perché la Camera di commercio aveva deciso di assegnare un premio a un gruppo musicale,ma io dico, emulando un noto politico, che c’azzecca e come. Perché sei ragazzi che raggiungono il successo sono un messaggio positivo in un territorio dove cinquemila addetti del Tac perdono il lavoro, perché le istituzioni non riescono ad arrivare dove loro, o un logo come Salento d’Amare, sono arrivati, perché i buoni messaggi contenuti nelle loro canzoni sono un esempio importante per i nostri figli». Prete ha poi dimostrato come spesso la promozione funzioni all’inverso. «Giuliano (Sangiorgi, ndr)mi ha raccontato - ha proseguito Prete - di una fan del Nord che si èmostrata sorpresa perché il loro successo è talmente grande da aver meritato che gli dedicassero un vino, non sapendo, evidentemente, che era tutto il contrario». E quando arriva il loro turno di parlare, Giuliano Sangiorgi annuncia che anche il loro nuovo video sarà girato nel Salento, tra le cave di bauxite e le campagne di Copertino. «Più andiamo avanti - dice il leader del gruppo - più torniamo a casa». Poi, riprendendo la battuta di Prete sul Negroamaro, racconta che, scegliendo il nome di un vitigno autoctono, hanno voluto rappresentare la sostanza della loro salentinità. «Abbiamo scelto - ha detto ancora Sangiorgi - di non cantare in dialetto e di non suonare la pizzica perché la sostanza del nostro essere salentini è nel modo di vivere e di essere, a cominciare dall’ospitalità. Siamo tra i pochi artisti che ospitano altri artisti nei loro concerti o nei video perché siamo convinti che nell’arte non possa esistere gara». E poi, una frase di sprone: «Siamo un po’ stanchi - ha concluso Sangiorgi - di questo luogo comune di terra del sole, del mare e del vento. Mi chiedo, e "li cristiani" dove stanno? Allora, dedichiamo questo premio a tutti i salentini». E il premio arriva in una confezione forse più preziosa del suo contenuto, almeno per il suo valore simbolico. Un piccolo sedile in argento, simbolo della Camera di commercio, contenuto in una scatola realizzata ad hoc con legno d’ulivo. «L’economia passa anche dalla cultura», dice Prete mentre consegna i sei premi; «È un concetto che stiamo cercando di far passare sin dal giorno del nostro insediamento». E poi via alle foto di gruppo, per le quali Sangiorgi libera Prete dalla cravatta prima di inglobarlo nella band a favore di macchine fotografiche e telecamere. Infine, qualche battuta con i giornalisti. Quando gli si chiede se non sia una responsabilità troppo grande essere presi come termine di paragone di successo in una terra afflitta dalla disoccupazione, loro parlano di passione. «Ce l’abbiamo fatta - sintetizza Giuliano Sangiorgi - perché non abbiamo mai smesso di seguire la nostra passione. Non ci sentiamo delle persone arrivate perché vogliamo semplicemente continuare a fare quello che sognavamo fin da bambini: suonare».

Francesca Mandese
 
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