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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Martone: Lo Cascio e Binasco nel mio nuovo film - 23/09/2007

«Noi credevamo», una storia risorgimentale con set anche a Procida

Procida - «Noi credevamo » sarà il titolo del nuovo film di Mario Martone. Lo stesso titolo di un libro bello e poco fortunato di Anna Banti, pubblicato quarant’anni fa, dal quale la pellicola «prenderà qualcosa, senza però che ci sia un lavoro di diretta trasposizione», precisa il regista a Procida. Martone ha partecipato al festival «Il vento del cinema », diretto da Enrico Ghezzi, presentando due «chicche »: il prologo di «Ritorno ad Alphaville» dell’86 e «La salita» del ’97, tratto dai «Vesuviani ». Nell’occasione il regista napoletano ha anticipato qualche dettaglio del suo progetto, le cui riprese dovrebbero partire a gennaio prossimo. Protagonisti, Luigi Lo Cascio e Valerio Binasco. «Sto viaggiando intorno a questo film da tre anni», spiega Martone. «Il soggetto è risorgimentale ed è il mio primo film in costume, ma non m’interessa la ricostruzione storica. Mi sta a cuore la reviviscenza, la possibilità di cercare tracce del passato nel presente, di individuare ciò che è stato in ciò che è. Però è un lavoro non facile da montare produttivamente, forse andrà finalmente in porto l’anno prossimo». La pellicola sarà girata per metà in Campania e per metà in Piemonte, la cui film commission, rivela Martone, «è stata già preziosa e questo spiega come mai tanto cinema italiano sia girato in quella regione». Per i set campani, in pole position c’è il carcere di Procida. «Probabilmente gireremo lì alcuni episodi legati al libro, che ricostruisce il diario del nonno cospiratore della scrittrice». Come mai questo incontro con l’800? «È un fatto nuovo, finora ho solo firmato una regia verdiana... Mi sono sentito anche con Antonio Scurati, che ha appena pubblicato un romanzo ambientato in quell’epoca. Maè un caso». Aproposito di lirica, Martone dichiara poi che «per Napoli è un gran peccato perdere un sovrintendente bravo come Lanza Tomasi». All’imminente festival internazionale del teatro il regista parteciperà, tra l’altro, con un «laboratorio per giovanissimi attori nati negli anni ’80 e anche ’90; un piccolo gruppo viene anche da Nisida e questo costituisce un omaggio a Eduardo che negli ultimi anni della sua vita si era dedicato ai ragazzi del carcere. Il laboratorio, infatti, andrà in scena al San Ferdinando ». Sul futuro del teatro di De Filippo Martone non azzarda previsioni: «Per ora è già un fatto positivo che riapra. Comunque non lo vedrei legato solo alla produzione eduardiana, io lo ricordo come un luogo legato alla sperimentazione, nel ’76 andarono in scena sul quel palco le nuove tendenze. E poi lì ho visto Carlo Cecchi e Carmelo Bene. Inoltre dovrebbe avere un ruolo di riqualificazione del territorio, come è sempre accaduto con i teatri napoletani». Infine, a proposito della «Salita», Martone ribadisce che il film fu frainteso: «Lo scambiarono per un’apologia bassoliniana, a rivederlo dieci anni dopo appare un lavoro profetico che mostra il senso di impotenza e il deserto in cui si muove il protagonista ».

Mirella Armiero
 
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