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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Tutto il sesso secondo Stefanucci - 20/09/2007

In mostra alla Pica Gallery 58 disegni (e posizioni)

«Sono nato e battezzato col nome di Antonio a Napoli il 1˚ maggio del 1935. Ci vivo (ahimè) e ci lavoro (ci provo). La tecnica l’ho appresa all’Accademia di Belle Arti e l’ho insegnata, (non solo quella) sempre lì per 42 anni. Con la forma ci sono nato, il contenuto l’ho incontrato strada facendo. La tecnica non ha né colpe né meriti, la forma sì, il contenuto le dà vita ». E’ questa la premessa che Tony Stefanucci, pittore e scenografo, regala al pubblico della mostra personale che sarà inaugurata oggi alle 18 nella Sala Ela Caroli della Pica Gallery di Napoli in via Vetriera. Un progetto che sceglie l’amore come contenuto (si intitola infatti «L’Eros secondo Tony Stefanucci») e l’essenzialità del segno computerizzato come strumento realizzativo. «Perché - spiega ancora l’artista - è l’intenzione quella che conta, la sapienza che ispira la mano. Quella o ce l’hai oppure no. Non puoi inventartela. Ma con cosa disegni importa poco, sia un pennello, una matita o un mouse, alla fine esce fuori quell’immagine che tu sei riuscito a costruire. Un mio studente ad esempio disegnava velocissimo con uno stecco imbevuto nella china. Si chiama Paolo Petti e oggi è un grande scenografo ». Le figure tracciate da Stefanucci saranno molto più stilizzate, un segno unico che cambierà colore a seconda delle forme. «Si tratta di 58 disegni - precisa Stefanucci -, tutti della stessa dimensione, calati per la maggior parte su fondo nero, forse per suggestive reminiscenze teatrali: far emergere dal buio forme e segni fortemente illuminati, un po’ per suggestioni caravaggesche, in fondo sono un barocco ». Circostanza peraltro confermata dai suoi precedenti scenografici e dalla scelta del tema erotico. «Quello è un argomento che tutti gli artisti primao poi hanno trattato, chi più metaforicamente, chi esplicitamente. E non c’è niente di pruriginoso. E’ un temacome un altro, che più ne fai mistero, più diventa morboso. Si tratta dei piaceri della carne che tanto giovano allo spirito, come il dormire, il mangiare, il bere, il defecare (Piero Manzoni con Merda d’artista non ne ha fatto un ghiotto boccone per collezionisti e musei?), il sesso. Credo che questo sia il maggiore fra i piaceri che tutti, uomini e donne, esercitano nelle più svariate forme. Gli occidentali ne hanno fatto un tabù, gli orientali un trattato ». Per quanto riguarda lo stile, Stefanucci non ha dubbi, quello è il suo stile. Ma forse piuttosto una personalità, che si trasforma in stile. «Faccio esercizi di stile o seguo lo stile di Picasso non nella forma, ma nel metodo: conoscere a fondo le regole, e seguirle per trasgredirle, per poterle spiegare agli altri con parole proprie ». Con qualche eccentricità come alcune tauromachie, con il toro del maestro di Malaga con l’occhio azzurro. «E’ un gioco metaforico tra le mie preferenze artistiche e il fatto che io sia del segno del Toro e ho gli occhi azzurri. Humana vanitas».

S. de St.
 
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