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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
«Sono figlio di questa terra. Parlo anche il suo dialetto» - 17/09/2007

Parola di Lucio Dalla, protagonista stasera a Vieste di un concerto dedicato al Gargano ferito dagli incendi

Vieste - Gli ultimi preparativi per una mini-tournée in Canada, le prove per il prossimo tour italiano che parte dal Sistina di Roma il 19 ottobre, le rifiniture alla colonna sonora dell’ultimo film di Salemme, Sms, e persino una festa di matrimonio alla quale non può mancare (si sposa il figlio di Luca Cordero di Montezemolo): un’agenda fittissima, quella di Lucio Dalla, in questo periodo. «Ma anche se ho dovuto disdire altri impegni - dice il cantautore bolognese - sono contento di venire a Vieste. Ci tenevo a questa serata». Cioè, alla serata dedicata al Gargano ferito dagli incendi estivi; ma non vinto, e pronto a ricominciare, anche a suon di musica. «E’ più una testimonianza che un concerto», annunzia Dalla; «sul palco sarò solo con il pianoforte, e canterò qualcuno dei miei brani più famosi, di quelli che non hanno bisogno di accompagnamenti: 4 marzo 1943, Caruso, Futura, Piazza Grande…». Cosa vuole dimostrare? « Adesso c’è l’emergenza incendi; ma il Gargano è una realtà che comunque sento mia da sempre. Ci ho vissuto a lungo, assorbendone anche abitudini, più che dalla stessa Bologna, città dove sono nato. Mi sento suo figlio. Parlo il dialetto manfredoniano. Molte delle verità che si apprendono nella vita io le ho apprese qui. E’ bello prendere, ma ogni tanto è bello anche dare. Oggi il Gargano è noto per il turismo, e non è poco; ma la sua unicità, con i suoi aspetti storici e artistici, non è sulla bocca di tutti. Io voglio contribuire a far conoscere meglio il Gargano e le dirimpettaie Tremiti ». Però da 2 anni alle Tremiti lei non organizza più il famoso festival di inizio estate. Perché? «Il 2007 è stato per me un anno di lavoro molto faticoso. Nel 2006 avevo più tempo; però c’erano i mondiali di calcio, che hanno consigliato di rinviare più di un concerto. Così è stato per le Tremiti». Allora le voci che la vogliono in dissidio con i tremitesi sono false? «False. Io alle Tremiti ho due case. Mi dovrebbero proprio sparare per muovermi al rancore. L’anno prossimo il concerto alle Tremiti lo voglio fare. Anche perché, e questo è il bello, ci sono molti artisti che mi chiedono spontaneamente di partecipare». Sa che le Tremiti hanno conferito la cittadinanza onoraria a Baglioni? «Con Baglioni ne ho parlato a Loreto, in occasione del concerto per la visita del papa. Mi piace l’idea che si annettano altri elementi. Sono contento di poter dividere con altri il piacere di organizzare l’evento». Il Gargano non ha proprio alcun difetto? «Nel Gargano la società è un po’ più chiusa, è molto autonoma. Ma è una chiusura che protegge l’educazione e la cultura, cioè l’aspetto antropologico. Poi, è ovvio, cambiano i modelli di sensibilità, come dappertutto. Chi ha il potere, qui, dovrebbe pensare a preservare quel che va preservato».

Claudio Gabaldi
 
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