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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Lino Banfi: «Quanto mi diverto a parlare di nuovo in pugliese» - 14/09/2007

L’attore canosino torna a interpretare Oronzo Canà nel film «L’allenatore nel pallone parte seconda»

«Mi sono convinto piano piano che valeva la pena di rifare Oronzo Canà con i suoi porca putténa, ti spezzo la noce del capocollo, e così via». All’altro capo del telefono d’un albergo di Viterbo, nelle cui campagne sta girando L’allenatore nel pallone parte seconda, Pasquale Zagaria da Canosa, al secolo Lino Banfi, esprime tutta la gioia dell’essere tornato alla commedia all’italiana che lo ha fatto amare in tutto il mondo. «Non ho mai creduto nei remake. Dopo tanti anni uno cambia come spirito. Mi piacevano i ruoli nelle fiction, e ritenevo che questa metamorfosi banfiota fosse ormai definitiva. Ogni due o tre anni c’era però qualcuno che tornava alla carica per ripropormi di rifare L’allenatore nel pallone. Mi hanno convinto i miei figli, soprattutto Walter che ha maggiore dimestichezza con Internet. Mi ha fatto scoprire che ci sono più di centoventi siti che parlano di Oronzo Canà, con blog in cui la gente mi scrive dicendo pressapoco: siamo cresciuti con L’allenatore nel pallone, perché non lo rifai? Ci sono poi tanti telefonini che hanno come suoneria le battute del film, al punto che da alcuni mesi ho un accordo con la Tim per la quale Oronzo Canà fa alcuni monologhi d’intrattenimento. Ad esempio, le previsioni delle partite, e il lunedì non ne azzecca neppure una! Insomma, c’era la voglia di rivedermi al cinema dal quale vengo». A questo punto, entra in scena Alessandro Del Piero. «È stato lui a dirmi che L’allenatore nel pallone era un cult movie che sembrava girato ieri, che lui e i suoi colleghi avevano trascorso il tempo libero dei ritiri a guardarlo, che se lo rifacevo sarebbe piaciuto a tutto l’ambiente del calcio perché non aspettava altro. Aveva ragione. Non appena si è diffusa la notizia che stavo per rifarlo, c’è stata la gara tra i calciatori, gli allenatori e i giornalisti sportivi per parteciparvi». Lo stesso Del Piero, con Totti, Toni, Gattuso, Buffon, fa una comparsata. Altri nomi: Ilaria D’Amico, Mazzone, Spalletti. E Carlo Ancelotti, che nel primo faceva un cameo da giocatore della Roma. Oltre allo stesso regista di allora, Sergio Martino, c’è la stessa produzione e la stessa distribuzione, nonché gli stessi attori e alcuni nuovi. Qualche nome: Anna Falchi, Biagio Izzo, Andrea Roncato. E Lucio Montanaro, «che è di Martina Franca, è un mio grande amico e ho chiesto io stesso che partecipasse », ci tiene a precisare Banfi con amor proprio pugliese. Prima di Toti e Tata, Uccio De Santis, eccetera, era toccato a Pasquale Zagaria da Canosa servirsi del vernacolo di Bari e dintorni per la sua comicità ruspante. «Ho un’ulcera non ancora del tutto guarita: aver avuto, all’epoca, tutta la Puglia contro. Soprattutto quella, diciamo così, radical chic. Quando quelli di Bari incontravano qualcuno che gli rispondeva come aveva detto Lino Banfi in quel film, si arrabbiavano da morire. Quanteme ne hanno dette! Poi sono diventati tutti miei ammiratori ». Potere del successo. «Un’altra piccola piaga me l’ha inferta il mio amico Sergio Rubini quando mi hanno riferito che avrebbe detto che la sua Puglia non è quella di Lino Banfi. Penso che i miei corregionali dovrebbero essere contenti che il vecchio Pasquale Zagaria rifà L’allenatore nel pallone. Ho parlato pugliese e torno a farlo, perché mi diverte molto!».

Pietro Andrea Annicelli
 
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