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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Sul film di Marra è polemica continua - 12/09/2007

Tutti difendono il regista dopo gli attacchi di Cappon e Maselli

«Viviamo un’epoca di idiozia totale. È ridicolo pensare che lo Stato debba finanziare soltanto film che parlino bene dello Stato: sarebbe una censura insostenibile ». Questa la risposta di Mario Martone a chi, a ridosso della presentazione de «L’ora di punta» del napoletano Vincenzo Marra al Festival di Venezia, hanno mugugnato: «È normale che lo Stato finanzi con 1.650.000 euro un film sulla corruzione nella Guardia di finanza e che RaiCinema lo produca?». La polemica, sollevata dal presidente della Rai Claudio Cappon, dal titolare di 01Distribution Adriano Coni e dal regista Francesco Maselli, è stata rinfocolata da Gianni Sammarco e Michele Lo Foco di Forza Italia, secondo i quali il film offre «un’immagine negativa del Paese e delle sue forze dell’ordine». Martone supera il disagio di una gamba ingessata a seguito di un incidente per esprimere il proprio disappunto: «Vogliamo guardare la filmografia americana sui poliziotti corrotti? Non ha alcuna importanza che il film sia bello o brutto: intanto è piaciuto al direttore Marco Muller. Qui si va a contestare l’esistenza stessa del cinema non commerciale. In Italia non si può continuare a polemizzare sui finanziamenti statali alla cultura, presenti in tutto il mondo sotto forme varie. Allora si abbia il coraggio di dire: "Non facciamo più film!". Cambieremo mestiere e manderemo a casa tutte le maestranze». Anche Antonio Capuano commenta: «Non trovo controindicazioni ai finanziamenti per "L’ora di punta», elargiti dopo che una commissione democratica ha esaminato la sceneggiatura ed il curriculum del regista, che fa un cinema rigoroso, non spettacolare, e ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo per le opere precedenti. La corruzione all’interno delle forze dell’ordine di ogni Paese democratico non è una novità, magari è impopolare parlarne in questo periodo; ma io stesso, se avessi scoperto un clamoroso caso reale, avrei rischiato, perché il cinema deve parlare della nostra vita. Noi registi ci esponiamo alle critiche, ma è anche vero che verso i film italiani si nutrono troppe pretese». Opinione condivisa da Nicola Giuliano, titolare della Indigo Film che produce «Il divo» di Paolo Sorrentino (atteso in primavera) e ha portato a Venezia «La ragazza del lago». Secondo lui la polemica in questione è «strumentale e assurda ». «Sarebbe concepibile - interviene il direttore della Film Commission Regione Campania Maurizio Gemma - solo se si trattasse di un’inchiesta pretestuosa. Invece Marra non va demonizzato perché, nell’ambito della finzione, racconta una storia sullo scenario della corruzione. E credo che un film finanziato dallo Stato, a maggior ragione, possa parlarne male». A dispetto delle stroncature di pubblico e critica, gli operatori partenopei del settore danno dunque credito al regista. «Se il suo ultimo film fosse brutto - confida il produttore Angelo Curti, titolare di Teatri Uniti e socio di Stefano Incerti in Ananas Film -mi dispiacerebbe, perché Vincenzo è uno dei nostri migliori giovani, che cerca di fare cinema veramente e avrà trovato un risultato non convenzionale». Parte della stampa straniera ha comunque apprezzato «L’ora di punta», che domani rappresenterà il cinema italiano al Festival internazionale di Toronto.

Caterina Ruggi d’Aragona
 
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