Campania
Puglia
Economia
 
Home
Storia
Iniziative
Rubriche
Contatti
 
Annunci legali
Meteo
Info traffico
Trova lavoro







   
 
 
 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Sellani: «A 81 anni riscopro Napoli» - 10/09/2007

Nuovo disco per il grande pianista che ogni sera suona all’Ischia Jazz Festival

A81 anni la colonna del Festival Jazz di Ischia, è lui, Renato Sellani, il decano dei pianisti italiani, ogni sera di scena al Regina Isabella con il trio composto da Massimo Moriconi al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria. In repertorio standard come «Polvere di Stelle» e «Round Midnight», eseguiti con costruzioni armoniche originali e personale gusto dell’improvvisazione, ma anche brani della tradizione napoletana, trasformati d’incanto in ballad jazz. «E infatti, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre - spiega il panista di Senigallia - uscirà un mio cd per Philology, tutto dedicato a Napoli con 12 pezzi, da "Vierno" a "’Na sera ‘e maggio", da "’A vucchella" a "Luna Caprese". Dodici titoli che confermano la vocazione jazz della melodia partenopea ». C’è una canzone più disponibile di altre a questo tipo di lettura? «Sceglierei "Dicitencello vuje" - che ispirò il "Caruso" di Dalla - e "Munasterio ‘e Santa Chiara"». Questo spiega il suo rapporto strettissimo con Napoli e il suo ambiente musicale? «Qui ormai sono di casa, ho più amici in Campania che a Milano dove pure vivo da oltre quarant’anni. Solo pochi giorni fa ho ricevuto un premio alla carriera al Festival di Sorrento. Ero partito con un omaggio a DukeEllington, ma poi la magia della serata mi ha trascinato verso la canzone partenopea, con un "Torna a Surriento" che ha commosso la gente: l’applauso finale è stato indimenticabile ». Come è avvenuto il suo abbraccio con la napoletanità? «Prestissimo, nel ’52. Da buon autodidatta avevo cominciato a girare per serate e proprio al bar Rosolino dell’Excelsior incontrai Nicola Arigliano, reduce dalla Sicilia, ed insieme decidemmo di fare gruppo suonando i grandi standard americani dell’epoca. Anche perché grazie a Bruno Martino, Armando Trovajoli, Piero Piccioni e Romano Mussolini, avevo scoperto il jazz ed i suoi interpreti principali, da Teddy Wilson a Charlie Parker e Dizzie Gillespie. L’estate successiva eravamo a Capri a suonare al Gatto Nero, e l’anno dopo alla Canzone del Mare». Se dovesse dare una definizione del suo stile? «Sono un poeta del jazz, un pianista romantico, alla ricerca sempre di un proprio linguaggio. Mi diceva infatti Lee Konitz: meglio essere considerato un cattivo musicista che uno che copia questo o quel modello».

Stefano de Stefano
 
OSSERVATORIO SULLA CAMORRA
Racket a Napoli: ''Troppa omertà nei quartieri borghesi''
CLICCA QUI
 
Osservatorio sulla camorra | Storia | Iniziative | Rubriche
Edizione Campania | Edizione Puglia |Corriere Economia
Servizio meteo | Info traffico | Trova lavoro
P. Iva 06890970632 editoriale del mezzogiorno srl Realizzato da D&D - Dinamica Digitale