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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Mingardi: «Il mio omaggio a Ray Charles» - 07/09/2007

Il musicista all’Ischia jazz con i 20 elementi della Rossoblues Brothers band

Terza serata del Festival Jazz di Ischia nel segno di Ray Charles. Alle 21.30, infatti, sul palco dell’arena Mirtina salirà Andrea Mingardi accompagnato dalla Rossoblues Brothers band composta da una ventina di elementi, fra cui il direttore d’orchestra e tastierista Maurizio Tirelli, il batterista Bruno Farinelli, il bassista Camilla Missino, il chitarrista Corrado Cacciaguerra, il percussionista MaxCastlunger, il trombettista Vittorio Gualdi, i sassofonisti Gianni Vancini, Valentino Negri e Andrea Ferrario, la cantante Manuela Cortesi e le coriste Vanessa Vaccai, Annastella Camporeale e Diamante Gallina. Alla grande figura del pianista e cantante afroamericano l’eclettico cantautore bolognese, che torna ad Ischia a distanza di due mesi dopo essere stato ospite del festival del cinema, ha dedicato un disco, appena uscito, intitolato «Tribute To The Genius - Live», in cui esegue ben venti brani di Charles. Da «Crying time» a «Born to loose », da «Ol’ man river» a «Georgia on my mind», da «I cant’ stop loving you» a «What’d I say». Sperando che l’atmosera della serata ischitana suggerisca aMingardi anche l’esecuzione di un riuscitissimo, audace e rivoluzionario remake soul di "’O sole mio», presentato nel 1995 al Festival «Viva Napoli». «La versione di Ray Charles di "A Rainy Night In Georgia" - spiega in proposito Mingardi - ha sottolineato i momenti più importanti della mia vita. Questo lavoro è un atto di amore e coraggio, di passione e rispetto per un artista che ha segnato la mia carriera». Perché mentre negli anni ’60 l’onda del beat avrebbe messo in sordina il vecchio blues, ci sarebbero stati grandi interpreti come Charles e James Brown, che non sarebbero mai tramontati. Questa era una delle convinzioni principali del cantautore bolognese su cui costruire la carriera fino a conoscere personalmente il suo grande mito. «Abbiamo parlato spesso insieme - aggiunge Mingardi - e nonostante la fama e le differenze culturali, eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, al punto da dedicargli un brano. E poi con la voce che mi ritrovo non potevo non ispirarmi ai grandi cantanti jazz neri come Wilson Pickett, Little Richard e ovviamente Ray. Anche se cantare i suoi brani è difficile per quel modo di armonizzare e di accompagnarsi al piano sempre imprevedibile».

Stefano de Stefano
 
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