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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Roy Paci «C’è molto del Salento nel mio Suonoglobal» - 06/09/2007

Intervista al leader degli Aretuska, oggi a Bari dopo un’estate al ritmo di «Toda joia, toda beleza»

Bari - «Tenacia, perseveranza e creatività »: i tre dogmi del successo ripassati da Roy Paci come fossero un mantra mattutino e soprattutto un consiglio dato a tutti i giovani musicisti in attesa della grande occasione. «Spesso gli italiani dimenticano che l’affermazione professionale è frutto di sacrificio». Lo sa bene lui, il riduttore creativo della complessità - come ama definirsi - che ha cominciato una carriera rapida e senza vie di mezzo 28 anni fa quando, appena tredicenne, era già prima tromba delle big band siciliane di jazz tradizionale: la Hot Jazz Orchestra di Augusta e la New Royal Big Band di Catania. Adesso è l’artefice del raffinato progetto alchimistico Suonoglobal, il nuovo album, realizzato con gli Aretuska e farcito da una illustre serie di collaborazioni, presentato in anteprima oggi alle 19 nella libreria Feltrinelli di Bari. Poi Roy Paci&gli Aretuska raggiungeranno il palco allestito nel Terminal Crociere del porto per la kermesse «L’acqua in testa». «Faremo battere le mani alle cozze del mare», giura Paci che presto riceverà la laurea honoris causa dall’Accademia del Peperoncino di Diamante: «Non posso farne a meno», confessa. Che sia il peperoncino il segreto del grande esito di Toda joia, toda beleza, il brano più ascoltato dell’estate? «Le dinamiche del successo spesso sfuggono al controllo dell’artista. Quindi nessun arcano, è il risultato di un lavoro iniziato dieci anni fa con gli Aretuska; certo siamo parecchio soddisfatti dei contenuti di tutto l’album ». Suonoglobal è nato in Salento? «In un certo senso. E’ stato registrato nello studio Posada Negro (da lui stesso costruito nella campagna leccese dalle parti di Frigole, ndr)ma le idee nascono ovunque e Suonoglobal è in questo senso un meticcio venuto al mondo un po’ dappertutto». Il nuovo album conta ben cinque duetti: Manu Chao, Erriquez della Bandabardò, Pau dei Negrita, Cor Veleno e Raiz degli ex Almamegretta, poi Caparezza e i Sud Sound System. Nel suo curriculum collaborazioni anche con Teresa De Sio e Ivano Fossati, solo per citarne alcuni. Con chi le piacerebbe collaborare ora? «Ce ne sono tantissimi, ad esempio Tom Waits o Bjork. Anche se il preferito resta sempre il ragazzino di otto anni che suona la tromba in una stradina di New Orleans, perché credo che ci sia da imparare soprattutto dai meno noti». Dal 2001, oltre alle sue performance con la tromba, abbiamo cominciato ad ascoltare anche la sua voce. Preferisce il ruolo di musicista o di front-man? «Sono strettamente connessi. Sono un musicista a 360 gradi soggetto a mille influenze musicali: hip hop, jazz, reggae. Uno scopritore di bellezza che ama tutta la musica e l’improvvisazione ». Nei suoi live con gli Aretuska spettatori e luogo influenzano il modo di esibirvi? «Amiamo il pubblico folle. Siamo felici quando la gente sale sul palco, magari spronata da buone dosi di vino, e ci fa sentire il calore umano. Ultimamente abbiamo rotto due palchi, uno al concerto di Riolo Terme e l’altro dalle parti di casa mia, a Marina di Noto, dove credo d’aver fatto anche il concerto più bello. C’erano 25 mila persone scatenatissime». 28 anni dedicati alla musica; qualche rimpianto? «Aver smesso di frequentare i club di biliardo, ero piuttosto bravo (ironizza Paci, ndr). Forse non avrei dovuto vendere la mia stecca per acquistare il mio primo flicorno».

Mara Maggiore
 
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