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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
«Non si scrive più di donne» - 02/09/2007

Licia Maglietta presenta a Benevento «Digiunare, divorare»

«Questo luogo è una scenografia naturale in cui ritrovo tutti i passaggi di "Digiunare, divorare", il testo (tratto dal romanzo di Anita Desai) che stasera alle 22, presenterò in prima nazionale al Festival Città Spettacolo di Benevento ». Si gira intorno Licia Maglietta, rapita dalla suggestione dell’Hortus Conclusus e dai «segni » di Mimmo Paladino che punteggiano il giardino incastonato nel centro storico del capoluogo sannita. «C’è il fiume, il bosco, il cavallo, lo scudo sacro e lo spazio del funerale. Perché ancora una volta drammatizzo un testo letterario, interpretando un personaggio femminile che narra in prima e in terza persona. Stavolta siamo in India e Uma racconta la sua storia, dall’adolescenza fino ai 50 anni». Una donna senza qualità, parafrasando Musil, non brava a scuola, incapace di intessere rapporti affettivi, e privata del sogno di essere moglie e madre. «L’unico destino è di servire in famiglia - continua l’attrice napoletana -, schiava di un padre padrone, che riporta la sua sorte a quella di tante donne del Sud del mondo, anche quello italiano». Lo spettacolo si avvale anche di due musicisti: Danilo Rossi alla viola e Stefano Bezziccheri al piano. «Con loro, oltre a presentare lo spettacolo al Nuovo di Napoli dal 18 aprile, sto girando in tournèe anche con "Casa Schumann", dedicato a Clara moglie del musicista, amata a sua volta dal giovane Brahms. Una performance forte e delicata che vorrei portare a Napoli a giugno, nella prima edizione del Festival Nazionale del Teatro». Attività frenetica quindi, quella di Licia, vista anche la tournèe con il «Tartufo» di Carlo Cecchi. Ma non per il cinema. «Purtroppo non c’è più chi scrive per le donne. Solo ruoli di mogli, fidanzate, figlie, madri e così via. Sempre in relazione ad un uomo. Epoi le proposte ricevute erano lontanissime dalla mia sensibilità. Mi sa che mi toccherà scrivere qualcosa da me... Il cinema però non mi manca. E’ il teatro la mia vera storia e soffro quando sto ferma. I film però mi hanno aiutato a portare più gente ai miei spettacoli». Prima, alle 20, a Palazzo Paolo V, ci sarà anche la proiezione del film «Hamlet amonologue» di Robert Wilson, personale rilettura elaborata dal regista texano del classico shakespeariano.

Stefano de Stefano
 
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