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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
La prima volta di Pagani - 26/08/2007

Non rompe con il passato, chiama Milesi sul palco ma non rinuncia a dire la sua. Anche su «Pizzicarella»

Melpignano - La decima edizione del concertone finale della Notte della Taranta rompe con la consuetudine consolidata negli ultimi anni, quella di partire da piazza San Giorgio, e si concentra subito nel piazzale degli Agostiniani dove, fin dalle prime ore del pomeriggio, il pubblico continua ad affluire con regolarità. Arrivano qui a Melpignano con ogni mezzo di locomozione: in auto, in treno, in bicicletta e persino a piedi, probabilmente dai paesi vicini. Molti si fermano ad ascoltare le ultime prove sul palco che però non si protraggono a lungo. Comincia l’attesa. Densa di curiosità. Perché questo è il concerto della svolta dopo la continuità dei tre anni di Ambrogio Sparagna: il periodo più lungo mai concesso ad un maestro concertatore per l’esplorazione delle sonorità e dei ritmi della tradizione popolare di questa terra. Pagani, del resto, raccoglie il testimone con la consapevolezza di maneggiare un patrimonio vastissimo di cui fanno parte ormai non solo i celebri brani tramandati oralmente negli anni attraverso gli alberi di canto ma anche le atmosfere sonore che intorno a questa musica si sono sedimentate nel succedersi dei maestri concertatori. Il suo è un compito difficile ma il musicista bresciano ha saggiamente aggirato il problema e sul palco ospita Piero Milesi che dirige un paio di brani delle edizioni da lui dirette, conservando traccia tangibile di quella memoria sonora che la piazza già riconosce dalle prime note e che ben presto torna a riempire ogni angolo del paese con altri brani delle precedenti edizioni, fino ad arrivare a Sia benedetto ci fice lu munnu, che la limpida voce di Alessia Tondo restituisce al ritmo sostenuto che Sparagna le aveva costruito intorno. Non rinuncia, però, Mauro Pagani (affiancato tutto il tempo sul palco da Mario Arcari), a dire la sua su Pizzicarella, brano che era diventato quasi la sigla del suo predecessore e che ieri sera ha riproposto in un arrangiamento completamente diverso, giocando molto sulla coralità e sulle atmosfere son ore contaminate che sono il segno più immediato e riconoscibile del nuovo corso. Alla successione dei brani senza soluzione di continuità, Pagani alterna intermezzi solo strumentali che alla scaletta del concertone danno un respiro lungo: è questa, probabilmente, la sua ricetta per invitare la piazza all’ascolto e poi rigettarla nella danza esagitata con pezzi che è quasi impossibile apprezzare da fermi, come il solare Cucuzza e acqua, che Mimmo Epifani esegue incalzando con la mandola il coro femminile e le percussioni del senegalese Badarà Seck che lo accompagnano. Perfettamente a suo agio anche Massimo Ranieri, trasformatosi con disinvoltura da scugnizzo napoletano a vagliò salentino per interpretare appassionatamente Damme nu ricciu, in duetto con Alessia, e poi tornare alle sue origini per la scatenata O guarracino. La piazza esplode, com’era fin troppo prevedibile, all’arrivo di Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro che all’appuntamento con La Notte della Taranta ha scelto di prendere parte da solista, senza tuttavia rinunciare a quello stile che ha reso il suo gruppo tra i più popolari del momento. Lu rusciu de lu mare (altro brano immancabile nella scaletta del concertone di quasi tutte le edizioni precedenti), nella sua interpretazione, finisce col diventare un qualunque brano pop travestito da rock, persino troppo mainstream anche per chi è abituato a frequentare i piani alti delle classifiche discografiche nazionali.

Francesco Farina
 
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