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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Ottantuno anni fa moriva Valentino - 23/08/2007

Tornò una sola volta nella sua terra

Buio in sala al Grand Café sul Boulevard des Capucines a Parigi. Le prime luci sullo schermo portano in scena le immagini in movimento dei fratelli Lumiére. E’ il 28 dicembre del 1895, e L'innaffiatore innaffiato è il primo esperimento di una tecnica sconosciuta al mondo, il «cinématographe». Stesso anno, ma qualche mese prima, il 6 maggio, in un piccolo centro della Puglia, Castellaneta, in provincia di Taranto, nasce il primo vero protagonista del cinema mondiale. Stessa origine francese, da parte di madre, per Rodolfo Alfonso Raffaello Filiberto Guglielmi, in arte Rodolfo Valentino. Leggenda e icona di una storia in bilico fra mito e verità. Un chiaroscuro di volti e personaggi che hanno reso la vita di Valentino, fra Hollywood e Castellaneta, un mistero più affascinante delle trame dei sui film. Una morte precoce, il 23 agosto del 1926, a soli 31 anni a causa di una peritonite. Nell’anniversario della scomparsa, Castellaneta celebra l’indimenticabile protagonista di Sangue e arena (1922), Aquila nera (1925) e Il figlio dello sceicco (1926), pellicole che hanno fatto la storia del cinema muto. Un Gran Galà in onore di Rudy Valentino, si terrà stasera alle 21, presso l’anfiteatro comunale, in contemporanea con il Valentino Memorial di Hollywood al Memorial Park Cemetery di Los Angeles. Un ricordo che unisce le due sponde dell’Atlantico per un mito che ha rappresentato la storia del cinema delle origini, dal 1895 fino al 1926, quando si chiude l’era del muto e il sonoro rivoluziona la settima arte. Rodolfo Valentino nasce in una casa di via del Commercio, al civico 34, oggi ribattezzata via Roma 116. Suo padre è un veterinario originario di Martina Franca. La mamma ha origini francesi ed è un’ex dama di compagnia di una marchesa. Le condizioni di vita del centro pugliese evocano in Rodolfo una sensazione di «claustrofobia culturale ». La sua indole ribelle si sviluppa in contrasto con il conformismo paesano e gli farà desiderare sin dai primi anni di scuola la fuga dal centro natio. Secondo una ricostruzione di Giovanbattista Brambilla, autore del saggio Rodolfo Valentino. Il magnifico emigrante, «ciò che lo inorridiva era la volgarità e la ristrettezza mentale di chi lo circondava ». I compagni di scuola lo chiamano «pipistrello » per via delle sue orecchie a punta, ma Rodolfo già da piccolo ha una bellezza enigmatica e travolgente. Occhi e capelli scuri, carnagione olivastra e una piccola cicatrice sulla guancia sinistra. L’eleganza francese e il temperamento italiano completano l’immagine di una personalità carismatica ma inquieta. Così come controversa è la sua presunta omosessualità. Nel 1906 a causa della morte del padre il giovane Rod o l f o v i e n e mandato a Perugia a studiare presso il Collegio per gli Orfani dei Sanitari Italiani, dove rimane per tre anni. Ma anche la vita in collegio gli sta stretta, ferisce alla testa un istruttore e viene espulso. A bordo d e l mercantile Cleveland nel 1913 raggiunge New York, dove si improvvisa cameriere, giardiniere e gigolò. Il talento per la danza viene presto notato e Valentino entra a far parte di una compagnia teatrale di operetta, a San Francisco, dove incontra Norman Kerry, attore newyorkese, probabilmente il suo amante, che lo convince a trasferirsi a Hollywood. Gira alcuni film da comparsa primadi raggiungere il successo con I quattro cavalieri dell’Apocalisse del 1921. L’immagine dell’eroe romantico e tenebroso che interpreta nei film più importanti (Lo sceicco, Sangue e arena, Aquila nera, Il figlio dello sceicco) lo trasforma presto in un icona sexy del cinema mondiale. Valentino è il primo attore che crea fenomeni di isterismo nelle donne, secondo la leggenda dopo la sua morte trentacinque donne e un ragazzo si sono suicidati per disperazione. Il suo ultimo viaggio in Italia risale al 1923 quando giungendo a Castellaneta, dal 20 al 26 settembre, per incontrare i suoi parenti annota le sue impressioni nel diario, pubblicato postumo nel 1931 e reso celebre nel 1960 da Kenneth Anger. Castellaneta gli sembra rimasta immutata nel tempo, non ci sono segni di modernità, e rimpiange la sua stanza al Ritz di New York quando prende una camera in albergo a Taranto e la trova senza bagno. Davvero un po’ troppo per un divo come lui.

Ivana Delvino
 
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