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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
A Massa l’«Oedipus» di Seneca - 21/08/2007

Il personaggio ha il volto e la gestualità di Flavio Bucci

Spettacolo culto delle rassegne classiche di questa estate, l’«Oedipus » interpretato da Flavio Bucci conclude le sue date in Campania stasera alle 21 in Piazza Vescovado, nel centro di Massa Lubrense. L’Edipo re del tempo di Nerone scritto da Lucio Anneo Seneca suggellerà infatti la rassegna «Phaselus Lucernae», dopo gli allestimenti del Lago d’Averno e di Paestum. Il testo, meno famoso del più illustre scritto da Sofocle, presenta un Edipo Re più segnato dall’angoscia e dai presentimenti che non dalla certezza della propria missione. Nella struttura della tragedia, Seneca, pur seguendo il modello mitologico del grande Sofocle, non manca di innovazioni aderenti alla propria epoca e al contesto romano imperiale, caratterizzato dall’angoscia generata nella corte da Nerone, e dalla relativa chiave psicologica. Edipo è alle prese, più che con il Fato, con la sua coscienza, con il suo implacabile super-ego. La tragedia senechiana è soprattutto un viaggio nel buio della coscienza, compiuto sotto la spinta di un senso di colpa forte nella sensibilità di un artista, ma latente in tutta la società. Anche qui il mito narra di Laio e Giocasta, sovrani di Tebe, che apprendono da un oracolo che il loro figlio ucciderà il padre e sposerà la madre. Incaricano, pertanto, un servo di uccidere il neonato, ma questi, mosso a pietà, abbandonerà il piccolo poi raccolto da un pastore e consegnato al re di Corinto. Ma alla morte del padre putativo, Edipo si reca dall’oracolo di Apollo per conoscere la propria identità e, appreso l’orrendo vaticinio, per sfuggire al destino, si allontana da Corinto. Durante il suo peregrinare incontra Laio, e, senza conoscerne l’identità, lo ucciderà dopo una lite. Giunto a Tebe, libera la città dalla Sfinge ed ottiene la mano di Giocasta, diventando re. Nella cornice della Domus Aurea, residenza del tiranno, Seneca immagina di rappresentare, con lo stesso imperatore protagonista, la tormentata ricerca dell’io smarrito, tentando un disperato recupero di umanità e di valori che il primo secolo dopo Cristo aveva smarrito. All’eroe tragico offre il proprio volto, la propria voce e la propria abilità gestuale Bucci, al cui fianco, diretti da Nucci Ladogana ci sono Diana De Toni (Giocasta), Renato Campese (Seneca), Giorgio Carminati (Creonte), Luigi Mezzanotte (Forbante- Tiresia), Bea Boscardi (Manto), Claudio Conti (Nunzio-Mimo).

Stefano de Stefano
 
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