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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Viaggio nell’isola degli elfi. E di Joyce - 10/08/2007

Dal 15 agosto, una «magica» settimana in Irlanda

Alle credenze popolari bisogna prestare attenzione, almeno in Irlanda. Quando una bella ragazza con i capelli rossi e il viso tempestato di lentiggini vi dirà di portare con voi il «leperchaun», il vispo folletto dei boschi che aiuta i turisti e li preserva dal maltempo, sarà il caso di crederci. Perché l’isola dello smeraldo, così come viene chiamata la terra d’Irlanda, appare genuina e affascinante sotto la pioggerellina sottile che la idrata per almeno dieci mesi l’anno, ma è ancora più lussureggiante quando viene baciata dal sole. Cosa ogni anno attragga migliaia di italiani, che scelgono le 32 contee (ventisei nella Repubblica, sei nella «britannica» Irlanda del Nord), è facile da capire. L’Irlanda è la patria dei folletti, degli elfi e di tutte le creature magiche di cui si nutre la letteratura fantasy, la terra che brulica di pub dove gustare una pinta di birra e deliziare le orecchie con le sonorità della musica celtica. L’isola dove la natura mostra ancora il suo aspetto più selvaggio e incontaminato, e dove castelli, fortezze e antiche abbazie rimandano ai cavalieri e ai cicli medioevali. Ma non solo. E’ la terra dei grandi della letteratura, di Beckett, Bernard Shaw, Joyce, Yeats, Wilde, Stocker, o dei nuovi talenti Roddy Doyle, Joseph O’Connor. Dei miti del pop e del rock: U2 e Cranberries, Bob Geldof e Sinead O’Connor (sorella di Joseph, lo scrittore), Corrs ed Enya. Un misto di spiritualità e mondanità, un crogiuolo di riti ancestrali e miti moderni. Per apprezzarla pienamente bastano pochi giorni. Il viaggio può cominciare da Dublino, la capitale della Repubblica d’Irlanda, indipendente dalla Gran Bretagna dal secondo dopoguerra. Dublino è una città moderna e dinamica, tra le più giovani e colorate d’Europa. Il fiume Liffey la attraversa e divide a metà, ma a bagnarla davvero è la birra scura, in particolare la Guinness, prodotta dallo stabilimento fondato da Arthur Guinness, l’uomo che pensò ad un libro dove raccogliere record e primati. Da non perdere un giro tra i negozi di Grafton Street, una sosta tra i vialetti di St. Stephen Green, un itinerario tra pub e ristoranti nella zona di Temple Bar.Ma anche il Trinity college, l’università di Dublino. Nell’immensa biblioteca è custodito The Book of Kells, il libro dei miti celtici. Dall’altra parte dell’isola, sulla sponda occidentale, c’è Galway, vivace cittadina che deve al turismo e alla pesca la sua solidità economica. Da Dublino ci si arriva dopo due ore di auto (si guida dal lato opposto, in stile british). Da Galway è possibile imbarcarsi per le isole Aran, tre gemme incastonate nell’Atlantico, dove il tempo sembra essersi fermato. Gli abitanti di Inishmore, la più importante delle isole, tra loro parlano in gaelico e vivono in case dal tetto di paglia. Se non si resta abbacinati dall’incanto del posto, da perlustrare in bici o bus, si consiglia la sosta e l’acquisto del tradizionale maglione in lana delle Aran. La trama della lana si differenzia in base alla famiglia (il clan) di appartenenza: era l’unico modo per individuare i pescatori quando venivano inghiottiti e poi restituiti dal mare.

Pierluigi Spagnolo
 
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