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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Trani vista dal buco della serratura - 29/07/2007

Quando la città era set privilegiato della commedia erotica all’italiana

Trani sospesa tra il blu del cielo e l’azzurro del mare. Trani centro vitale, nevralgico del nord barese, nuova provincia. Trani città del supercarcere. Trani piccola e graziosa meta serale di passeggiate sul molo, luogo ideale dove bere una birra e chiacchierare con gli amici. Ma pochi la ricordano come la location un po’ spersonalizzata di alcuni film di genere negli anni ’70 e ’80. Il genere è quello erotico- soft: un po’ boccaccesco, quasi caricaturale, per un cinema che riusciva a colorare con battute e verve storie dalla scarsa consistenza. Protagonisti indiscussi Lino Banfi ed Alvaro Vitali, imbranati pastrocchioni, persino imbarazzanti, ma sempre in mezzo a donne traboccanti di carne e curve. Le maggiorate, espressione di una cultura dell’abbondanza, rappresentavano in maniera osé le fantasie segrete e un po’ morbose degli italiani dell’epoca, legate al voyerismo che già appagava, contro un fast-food, un mordi-e-fuggi dell’età contemporanea, più concreto, ma meno divertente ed ironico. E’ facile quindi capire quanto oggi, pellicole come La liceale seduce i professori o La compagna di banco siano ricercate per rivivere momenti goliardici e divertenti, e che, al limite, fanno appello a bassi istinti da non prendersi troppo sul serio. La compagna di banco apre la triade nel 1976. Girato tra la città pugliese e la capitale presenta una Trani che fa da sfondo alle vicende del film e che, tuttavia, nonostante le scene in interno rimangano prevalenti, quando c'è rimane se stessa: il lungomare, la carrellata di sfondo sulla Cattedrale, il Castello, sono ben riconoscibili. Se ce ne fosse bisogno, è proprio uno dei personaggi del film che si offre per far conoscere la movida tranese alla nuova arrivata, l’ormai dimenticata Lilli Carati. La cittadina, viene percorsa con l’indicativo motorino Ciao, rappresentativo di una mobilità in economia propria dei ragazzi di quegli anni; i libri, senza zaino, e al massimo tre, erano tenuti con la cinghia, mentre la bevanda al bar era il Punt e Mes, o al massimo, per chi voleva darsi un tono, il whisky B&B, espressione più nordica che nostrana. La campagna è quella pugliese: muretti a secco, ulivi a perdita d’occhio per l’abitazione della bella di turno, ricca e prorompente, che si diverte a giocare a sedurre il belloccio della scuola. Intorno allo stesso plot si sviluppa La liceale seduce i professori, girato nel 1978 quando già Mariano Laurenti aveva capito che certi istinti tiravano più di altri. Lei è una biondissima Gloria Guida che, a meno di non essere ripetente a più riprese, nel film non dimostra per nulla diciassette anni, e sa di donna meno acerba delle sue «compagne di classe ». Il professore, ormai preside, è - ovviamente - Lino Banfi, che si contorce e si rammarica pensando a quella ragazza, quasi parente, che gli tocca ospitare, ostentando correttezza, senza rinunciare a spiarla sotto la doccia. Trani, in questo film è meno presente, rimane sullo sfondo, mostra i posti noti come il Lungomare, il Castello e la Catterdale, marimane discosta: potrebbe essere una qualsiasi città, percorribile e amica, ma non caratteristica. Si riconosce l’allora noto Samarcanda Club, in cui i ragazzi suonano la sera e la bella Gloria delizia il pubblico con canzoni che parlano d’amore. Alvaro Vitali è il bidello del liceo e dirige la locale banda in cui Lino Banfi suona, un po’ metaforicamente, il trombone; il concerto bandistico, in questo caso, è il «Giuseppe Verdi» di Trani che presta strumenti e melodia agli imbranati musicisti. In questo film, più che nel precedente, la città è solo una quinta dalla quale entrano ed escono e interagiscono i personaggi leggeri e frivoli. E la lettura che l’ambiente cittadino offriva non doveva essere delle migliori. Ma oggi, a qualche decennio di distanza, rivedere una di queste commedie sexy aiuta a comprendere quanto il con/testo fosse più che altro un pre/testo, un motivo facile e utile per presentare la leggerezza di una scuola dove lo scherzo, a differenza di oggi, era innocuo e non violento.

Elisabetta de Blasi
 
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