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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Chiara Muti romantica per Ravello - 29/07/2007

L’attrice: «Rileggo l’amore di Ludwig per Wagner»

Il festival di Ravello ritorna sulle tracce di Richard Wagner, primo nume tutelare della rassegna costiera, grazie alla voce ritmicamente scandita di Chiara Muti e alle note del pianoforte di Paolo Restani. «Il sogno di Ludwig» è infatti il titolo del recital che andrà in scena questa sera alle 21 a Villa Rufolo, costruito grazie all’interazione fra i due, con l’ausilio degli effetti visivi curati da Luigi Martinucci, e alle trascrizioni dall’opera di Wagner e alle musiche originali di Franz Liszt. «Quando, dopo il felice esperimento su Mozart - spiega l’attrice -, mi è stato chiesto di pensare a qualcosa per Ravello non ho esitato a rivolgermi alla potenza espressiva della musica di Wagner, anche se filtrata dall’amore romantico che il principe Ludwig di Baviera nutriva per la sua opera. Un’amicizia scarsamente ricambiata, nonostante il munifico mecenatismo del nobile tedesco, che diventa il centro del nostro racconto ». A partire da quale traccia? «Quella lasciata da uno straordinario libro di Klaus Mann, "Finestra con le sbarre", che ripropone le ultime 48 ore di vita di Ludwig al Castello di Berg, fino al misterioso suicidio nel lago di Starnberg, oppresso dall’idea di essere passato dallo stato di sovrano libero a quello di demente imprigionato. Per di più alla vigilia di un passaggio epocale verso il ‘900, che fra psicoanalisi, scienza, capitalismo e così via, gli appariva del tutto alieno». E i testi si arricchiranno anche di altri spunti? «Quelli delle poesie dello stesso Ludwig e quelli tratti dalla fitta corrispondenza intrattenuta con la cugina Sissi, l’imperatrice d’Austria, lettere affettuose e melanconiche in cui i due si chiamavano "aquila e gabbiano" ». Figlia di un grandissimo direttore d’orchestra, quale è il ruolo della musica in questo recital? «Importantissimo perché nella mia idea la musica deve essere generatrice dell’intero allestimento e non semplice accompagnamento, una sorta di governo dell’azione in grado di trasformare anche la voce in suono. D’altra parte ame piace moltissimo mischiare i generi. Ad esempio mentre reciterò, sullo sfondo del palco andranno in dissolvenza le immagini di due film: il "Faust" di Murnau e del "Siegfried" di Fritz Lang"».

Stefano de Stefano
 
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