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 ARTICOLO - Prima pagina (Campania)
 
Discarica a fuoco, paura a Villaricca - 25/07/2007

Cinque ore per spegnere l’incendio, certamente di origine dolosa

Villaricca - Dieci ore di fumo asfissiante. L’incendio in via Ripuaria, nella ex discarica di Villaricca, è cominciato alle 9. Nel tardo pomeriggio, all’uscita dell’asse mediano, lungo tutto il doppio senso, si intravede ancora una colonna nera, imperiosa, sui comuni di Villaricca, Giugliano e Qualiano. Qui la gente convive ogni giorno con i rifiuti e con l’odore acre dei roghi appiccati nelle discariche abusive del «triangolo della morte». Ma l’incendio della ex discarica privata gestita dalla società Al.Ma, attiva dall’84 al ’92, chiusa tredici anni fa, è il più grave degli ultimi dieci anni. Con il timore di gravi ripercussioni sulla salute dei residenti, che, insieme a quelli di altri 195 comuni della Campania, sono monitorati dall’Istituto Superiore della Sanità e dall’Oms, in virtù di un programma voluto della commissione parlamentare d’inchiesta. La furia delle fiamme, complice il caldo afoso e le sterpaglie, si è scatenata per trecento metri, rilasciando un fumo intenso, che è entrato nelle case di centinaia di famiglie. La puzza è quella dei copertoni bruciati e di altri materiali non identificati, ma di certo nocivi. I vigili del fuoco ci hanno messo cinque ore a spegnere il grande rogo e l’intera giornata per far svanire il fumo. Il capo della squadra dei pompieri Domenico Caputo spiega che «hanno lavorato otto automezzi e venticinque uomini, con l’intervento di tre autocarri della protezione civile pieni di terra, per soffocare le alte fiamme». Sul posto anche una squadra di operatori del nucleo Nbcr dei vigili del fuoco e dell’Arpac per accertare le conseguenze dell’inquinamento atmosferico causato dalla combustione della spazzatura. Quello stesso sversatoio per mesi ha accolto gli scarti della lavorazione dei Cdr della Campania e vicino c’è un impianto di riciclaggio ancora attivo di copertoni e materiale plastico(sempre della Al- Ma, autorizzata dalla Regione). Attorno sono numerose le abitazioni sfiorate dall’incendio. Centinaia di persone, soprattutto contadini, sono nati e cresciuti nella parte più verde e più martoriata di Villaricca. Da lì hanno deciso di non muoversi, per amore della propria terra. Nonostante l’immondizia accumulata negli anni, proveniente da tutta l’Italia. Nonostante gli incendi dei depositi di rifiuti illegali e tossici tra Villaricca e Giugliano siano all’ordine del giorno. E ogni estate vadano a fuoco le ex discariche chiuse dal commissariato per l’emergenza. E’ accaduto con puntualità dal 2003 al 2006. Venti giorni fa un altro incendio ha interessato la Resit, a 300 metri di distanza dalla discarica andata a fuoco ieri. «Se abbiamo paura? Sì, per la salute nostra e dei nostri figli — dicono gli abitanti del posto che fino a sera sono rimasti chiusi dentro alle proprie case per non restare intossicati dal fumo—ma ci arrangiamo. E allora ogni sera, poichè sappiamo che ci sarà un altro incendio tossico, mettiamo degli stracci bagnati sotto alle fessure delle porte e delle finestre, così l’aria inquinata non entra dentro le case». Il caldo è asfissiante, serrarsi dentro il proprio appartamento deve essere terribile. «Abbiamo il ventilatore — aggiunge un anziano — cos’altro possiamo fare? Ma questo non significa che si debba andare avanti così». Ogni notte alla stessa ora sul ponte Riccio, che si trova a due passi dalla discarica, vicino ad un campo Rom, c’è un incendio di copertoni e nessuno è mai intervenuto. A nulla servono neanche le copiose denunce fatte da Legambiente. «Questa è la patria dei veleni—spiega Raffaele Del Giudice, responsabile del comitato dell’area a nord di Napoli — qui sono stati versati 571 bidoni tossici nel ’91 dal famoso Mario Tamburrino, il primo pusher dell’ecomafia. Sono in tutto quaranta le discariche (comprese quelle illegali) situate nel giro di pochi chilometri quadrati. Abbiamo chiesto ai sindaci dei tre comuni interessati di istituire un’unità di crisi». Sul caso indaga la Procura di Napoli, l’ipotesi più accreditata non solo da chi vive a Villaricca, ma dagli stessi vigili del fuoco intervenuti sul posto, è che l’incendio sia di natura dolosa. «E’ avvilente — commenta il sindaco di Villaricca, Raffaele Topo — stiamo facendo di tutto per superare la crisi e poi accadono queste tragedie. Ma non ci arrendiamo». L’incendio capita proprio nel momento in cui l’area nord di Napoli tenta la svolta. La settimana scorsa è partito il monitoraggio di Iss e Oms. L’altro ieri alcuni euro parlamentari hanno visitato l’impianto Cdr di Giugliano, accompagnati dal senatore Tommaso Sodano, allo scopo di evitare la procedura di infrazione europea per la Campania. E oggi arriva la prima tranche dei fondi regionali (51 milioni di euro) per le bonifiche ambientali delle aree martoriate dall’emergenza rifiuti.

Alessandra Barone
 
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