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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Sarro, il Valle d’Itria rilancia un altro pugliese - 19/07/2007

L’«Achille in Sciro» del musicista tranese dà il via al festival stasera a Martina Franca

Martina Franca - L’Achille in Sciro, dramma per musica in tre atti, apre questa sera la trentatreesima edizione del festival della Valle d’Itria. La versione proposta al pubblico del festival è quella musicata dal tranese Domenico Sarro, la stessa che inaugurò il teatro San Carlo di Napoli il 4 novembre 1737. Intonata successivamente poche decine di volte, sulla scia del successo della prima al nuovo teatro napoletano, la versione cadde poi nel dimenticatoio ed è oggi alla prima rappresentazione in tempi moderni, a quasi tre secoli dallo storico evento del San Carlo. In scena questa sera alle 21 al palazzo Ducale di Martina Franca è l’opera inaugurale di un festival che, come da tradizione, fa della ricerca filologica teatrale e della riscoperta di rarità assolute il suo cavallo di battaglia e la sua unicità. La regia dell’Achille in Sciro è affidata a Davide Livermore, che al festival già realizzò due anni fa Sposo di tre e marito di nessuna e che ha scelto per questo spettacolo un’ambientazione anni ’30. La direzione dell’Orchestra Internazionale d’Italia e del Coro Slovacco di Bratislava è invece del livornese Federico Maria Sardelli, «barocchista » e al debutto sul podio di palazzo Ducale. Il libretto, del 1736, porta la firma del poeta Pietro Metastasio al quale fu commissionato dalla corte di Vienna, per celebrare le nozze tra i futuri imperatori asburgici. L’occasione ispirò un soggetto che concilia passione amorosa e desiderio di gloria, che nella partitura di Sarro si trasforma in una struttura complessa, ricca di cori e di scene grandiose, in una felice mediazione tra generi. Domenico Sarro modificò in parte il testo di Metastasio e introdusse elementi di modernità con un occhio particolare alle mode napoletane dell’epoca. «Un documento storico straordinario, una partitura colorita, un’opera che non ha nulla da invidiare a quelle di autori più conosciuti» è la presentazione del maestro Sardelli, che non nasconde l’entusiasmo per questa operazione di repechage. Notevoli secondo il maestro, «la bellezza delle arie, preconizzatrici di Mozart, il virtuosismo delle parti e i grandi recitativi accompagnati dai protagonisti e l’inserimento di importanti parti corali ». «Opera degli affetti, dell’amore, dell’odio e della guerra » secondo il regista Livermore, nel libretto originale l’Achille in Sciro narra dei tormenti di Achille, interpretato nel ruolo en travestì dal contralto Gabriella Martellacci, che si rifugia sull’isola di Sciro sotto spoglie femminili, per sfuggire alla profezia della sua morte in battaglia. Il dramma si sviluppa dall’arrivo di Ulisse (Francisco Ruben Brito) che riuscirà a convincere Achille a partire. Sull’isola è sbocciato però l’amore tra l’eroe protagonista e Deidamia (Maria Laura Martorana): relazione nota solo a Nearco (Eufemia Tufano). Achille subirà sempre più sensibilmente il richiamodella vita guerriera, risvegliata da Ulisse. Un compromesso accompagnerà al lieto fine, grazie alla generosa intercessione di Teagene (Massimiliano Arizzi), amante ripudiato di Deidamia. Nel cast ci sono anche il tenore Marcello Nardis nei panni di Licomede e Dolores Carlucci in quelli di Arcade. Le scene sono di Santi Centineo, che firma i costumi con Fabio Ceresa. C’è ora curiosità per la resa della nuova ambientazione proposta da Livermore, «tra le due guerre mondiali, per giocare ancora di più sul conflitto amore e guerra, anche facilmente equivocabile in termini etici». Sullo sfondo della scena raggi laser avveniristici, a sostegno dell’ardita trasposizione temporale. «L’opera è da divertissement aristocratico », spiega il regista, «sia la musica che il libretto sono dotati di un pathos sincero. L’ironia che pervade il libretto sostenuta dalla partitura di Sarro - prosegue - sono elementi essenziali per scoprire quella che era l’intelligenza del teatro contemporaneo del tempo. Limite e forza della partitura - conclude - sono racchiusi nell’estremizzazione la forma architettonica musicale, composta da aria e da daccapo e variazione. Dentro c’è tutto il teatro dell’epoca, nel quale il pubblico entrava e usciva liberamente. Come fosse un salotto ». Dopodomani si replica.

Lorenzo Marvulli
 
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