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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Silvestri: «Bassolino? Preferisco Bennato» - 13/07/2007

Il «Latitante Tour» fa tappa stasera a Benevento e domani a Cuma

Doppio appuntamento campano per Daniele Silvestri, il romano che ha conquistato il pubblico di Sanremo con «La paranza» stasera è a Benevento in piazza Castello (al festival «Quattro notti e più di luna piena») e domani è a Cuma, nell’area archeologica (biglietti 16 euro). Non è la prima volta campana. Silvestri, ha ricordi o esperienze particolari? «Il mio primo concerto a Napoli. Era il 1995, la tappa partenopea era la seconda data di un tour organizzato per presentare il mio primo disco. Il concerto era in un club, non ricordo dove. La gente era lì più che altro per mangiare, ma la serata fu carinissima. Merito soprattutto dei tecnici, parevano usciti da un film. Un altro bel ricordo risale a poco meno di dieci anni fa: suonai di nuovo a Napoli per la festa dell’Unità». Cita spesso Edoardo Bennato e il primo Pino Daniele tra gli artisti che hanno lasciato un segno nella sua formazione artistica. Perché? «Imprinting musicale. I primi due Lp che ho amato veramente, da ragazzo, erano entrambi di Bennato: "Sono solo canzonette" e "Burattino senza fili". Era il periodo nel quale iniziavo a strimpellare alcune cose ed a scrivere. Ero di un bennatismo imbarazzante. Pino Daniele lo si apprezzava già molto, a casa mia. L’ho ereditato, per così dire, e me ne sono innamorato. Continuo ad ascoltare oggi i suoi vecchi dischi ». La canzone di apertura per i concerti di oggi e domani? «Finalmente ho trovato una scaletta che mi piace e funziona. Comincio con un pezzo che risale ad un bel pò di anni fa e non è tra quelli più noti. S’intitola "Marzo 3039". È un tentativo adolescenziale di raccontare un futuro fantascientifico. Naturalmente suonerò anche "La paranza" e i brani dell’album "Il latitante" che è uscito a marzo di quest’anno». Lei non fa mistero del suo impegno ed è schierato a sinistra. Arriva in una regione da mesi in prima pagina per l’emergenza rifiuti e la criminalità. Se potesse incontrare Bassolino, che qui governa da un decennio, cosa gli direbbe, da uomo di sinistra? «Gli chiederei di dimostrare che la sinistra è veramente capace di modificare la realtà e di migliorare le condizioni delle fasce deboli. Non può limitarsi ad amministrare più o meno bene, a gestire, perché altrimenti perde consenso. Peraltro, senza una spinta ideale, chi governa da tanti anni rischia di innamorarsi del potere. Vale per Napoli, per Roma e per l’Italia intera». L’Italia, appunto.Come appare agli occhi di uno che, per lavoro, la percorre in lungo ed in largo? «Le mie sono tourné che vivo in maniera quasi zingaresca, ci si ferma dove capita, si conosce gente, si vivono imprevisti. È una delle cose che amo di più, del mio lavoro. Quel che maggiormente mi colpisce, ancora oggi, è lo stridente contrasto che permane tra le grandi metropoli e l’Italia della provincia. Mondi, ritmi e persone che appartengono quasi a pianeti diversi».

Fabrizio Geremicca
 
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