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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
«Amo la musica che mi lascia libera» - 10/07/2007

Parla Ute Lemper, domani ospite della rassegna «Primitivo»

Bari - Con quel suo sguardo magnetico l’algida Ute incanta ancora. Come quando catturò Robert Altman, che la volle per il film Prêt-à-porter. Ma lei, Ute Lemper, attesa domani per la rassegna «Primitivo» davanti alla Cattedrale di Trani con l’Orchestra della Provincia di Bari, ha sempre mal sopportato il paragone con due dive del cinema del passato come Greta Garbo e Marlene Dietrich. «Mi sento totalmente differente da loro. Apartire dal fatto che non sono una diva. Piuttosto - dice - mi sento un’artista che ha seguito il suo percorso». Quale? «Una volta approfondito il repertorio tedesco, ho lavorato molto sulla tradizione francese dopo il mio trasferimento a Parigi. Poi è arrivata anche l’esperienza newyorkese, durata dieci anni, ed è esplosa la passione per Broadway e il jazz». Durante il concerto di domani cosa proporrà? «Una sintesi di questo percorso, da Kurt Weill, il primo grande amore, a Edith Piaf. In altre situazioni propongo le mie canzoni. A ottobre uscirà un disco di mie nuove composizioni, Between Yesterday and Tomorrow.Ma con un’orchestra sinfonica preferisco cantare i classici». Ha mai pensato di cimentarsi con l’opera tedesca? «Le strutture rigide non mi piacciono. Preferisco la musica che lascia libertà di interpretazione. Ma ci sono opere contemporanee che sento nelle mie corde, come La voix humaine di Poulenc, Pierrot Lunaire di Schönberg e Porgy and Bess di Gershwin». La musica pop quanto l’ha influenzata, soprattutto sul fronte berlinese? «Non sono mai stata attratta dalla new wave, genere esploso a Berlino proprio mentre iniziavo a muovere i primi passi. All’epoca ascoltavo, invece, Joni Mitchell e i Pink Floyd». E oggi cosa la ispira di più? «Qualsiasi cosa. Può ispirarmi un’oceano, la tromba di Miles Davis o il canto della mia amica Norah Jones». Ha mai pensato di cantare Modugno? (sguardo perplesso, ndr) Ha presente Volare? «Oh sì: Volare (canticchiandola un po’, ndr)» Allora? «Adoro la tradizione italiana. Mi piacciono anche le romanze di Caruso ed Estate di Bruno Martino. Però ho sempre riproposto musiche dei paesi nei quali ho vissuto. Credo che conoscere la lingua nella quale si canta sia fondamentale. E l’italiano lo parlo appena ». Qual è il filo rosso che lega Weill e Brecht a tutti gli altri grandi artisti con cui ha collaborato? «I temi del crimine e dell’anarchia: credo siano questi due elementi a legare Nick Cave, Philip Glass, Elvis Costello e Tom Waits a Weill e Brecht, una coppia inimitabile. Se guardiamo al passato in genere i testi delle canzoni francesi sono più interessanti delle musiche. Per quelle tedesche solitamente accade il contrario. Brecht e Weill hanno, invece, rappresentato un’eccezione, con il loro perfetto equilibrio». Ha citato alcuni grandi del rock d’autore. Ma lei quanto si sente rock? «Molto, dal punto di vista della carica. Ma se parliamo di musica preferisco sonorità più soft». Dice di non sentirsi una diva. Vogliamo parlare di donne e media? «Tocchiamo un tasto dolente. A mia figlia continuo a dire di non fidarsi di quello che vede. La tv propone un’immagine superficiale di noi donne. E in generale non mi piace l’approccio culturale dell’Occidente nei confronti del mondo femminile». E quello dei paesi musulmani? «Qualsiasi religione ha un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle donne». Non le ha mai mandate a dire. Neanche sul razzismo, con quel proclama durante l’inno tedesco... «La nostra generazione non ha ancora trovato una risposta agli orrori del nazismo commessi dai nostri nonni». Ritorna in Puglia dopo qualche anno dal suo concerto a Taranto. Sensazioni? «Straordinarie. Parlavo al telefono con i miei tre figli e raccontavo loro quanto sia meravigliosa la vostra regione ».

Francesco Mazzotta
 
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