Campania
Puglia
Economia
 
Home
Storia
Iniziative
Rubriche
Contatti
 
Annunci legali
Meteo
Info traffico
Trova lavoro







   
 
 
 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
Monicelli apre «CinemadaMare» - 06/07/2007

Il regista di «Rose nel deserto» ieri a Bari per inaugurare il concorso

Bari - Della Puglia non conosce ogni angolo, ma confessa la sua ammirazione per Nichi Vendola, «per la libertà con la quale ha condotto la propria battaglia, anche personale, con grande coraggio e serenità». Per lui, il governatore della Regione Puglia «dovrebbe servire da esempio», in politica e fuori dai luoghi del potere, soprattutto per i giovani, costretti a vivere in una società governata «dalla legge del mercato, dove prevale chi riesce a vendere di più e dove non c’è più solidarietà». Così Mario Monicelli non si sottrae a domande e provocazioni del pubblico fra le quattro mura in pietra viva del Fortino Sant’Antonio, dov’è chiamato ad inaugurare la terza edizione di «CinemadaMare ». La rassegna che a Bari radunerà, fino all’11 luglio, decine e decine di giovani registi da trentacinque paesi in tutto il mondo, per poi spostarsi in Campania, Calabria, Sicilia e Basilicata, dove si chiuderà il 16 agosto. «Una grande avventura », secondo Monicelli, che ringrazia organizzatori e patrocinanti «per quello che stanno facendo per il cinema, un’arte nuova, nata un secolo fa, che ha ancora molto da raccontare». Ne sono consapevoli Franco Rina - ideatore e direttore di «CinemadaMare » - come pure Nicola Laforgia e Silvia Godelli, che con gli assessorati alla Cultura di Comune e Regione hanno sostenuto la rassegna. Che in ogni edizione si lascia impreziosire da presenze prestigiose - l’anno scorso fu Wim Wenders, quello prima Amos Gitai - e che quest’anno si fregia della partecipazione (oltre che di Monicelli) anche di Paola Gassman, chiamata domani a dialogare a margine del documentario Una vita da mattatore, dedicato a suo padre Vittorio, o di Enrico Loverso, Marco Travaglio e perfino del grande regista polacco Krzysztof Zanussi, la cui presenza è annunciata per l’11 luglio. Fino ad allora, ogni serata sarà scandita dalle proiezioni dei cortometraggi in concorso (a partire dalle ore 21 in piazza Mercantile), fra i quali saranno selezionati - come nelle precedenti edizioni - i tre vincitori assoluti. Una vera festa del cinema, pensa Monicelli, che non è così pessimista sulle sorti della cinematografia nostrana: «Non sono così deluso nei confronti di quello che avviene oggi. Certo, la mia generazione, come diceva anche Rossellini, ha avuto la fortuna di poter raccontare una guerra perduta e la fine di una dittatura. C’era da narrare un travaglio importante. E c’erano registi cone De Sica, Antonioni, Fellini, lo stesso Rossellini. Oggi è diverso, ma d’altronde non si può certo augurarsi di perdere una guerra per fare del buon cinema», scherza il maestro, che però maestro non vuole essere chiamato. Eppure - lo sottolinea il sindaco Emiliano, intervenuto a sorpresa (come più tardi farà anche il presidente Divella) - «la sua arte ci ha spesso insegnato i sorrisi e il coraggio che servono per resistere nel nostro deserto personale». E se è vero che il cinema italiano non racconta più grandi storie, secondo il regista de La grande guerra e di Amici miei questo è dovuto alla mancanza di capitali. «Il cinema è un’arte applicata all’industria», riflette; «non basta avere un’idea: bisogna avere i fondi per girare e un buon circuito per la diffusione. In Italia non mancano gli autori, i registi, gli scrittori; mancano i produttori ». Un grande contributo, però, possono darlo le film commission, che al regista «offrono un supporto concreto per realizzare la sua opera». L’occasione è buona per annunciare che l’Apulia Film Commission è ormai ai nastri di partenza: dopo mesi di lavoro tenuto anche volutamente «sottotraccia», l’assessore Godelli ventila «una prima uscita già in occasione del Festival di Venezia», promettendo un’attenta valorizzazione del territorio, tanto dal punto di vista del paesaggio che delle professionalità che coltiva. Lui, Mario Monicelli, 92 anni decisamente invidiabili, annuisce dietro gli occhiali da sole. Poi si avvia verso la città vecchia per una passeggiata prima del tramonto. Più tardi, in piazza, si proietta il suo ultimo film, Rose nel deserto. Siamo nel 1940, in Libia, in piena guerra. Ma anche qui il miracolo di Monicelli è riuscito. E le inflessioni leggere della commedia all’italiana si sono mescolate ai sibili amari della guerra.

Rossella Trabace
 
OSSERVATORIO SULLA CAMORRA
Racket a Napoli: ''Troppa omertà nei quartieri borghesi''
CLICCA QUI
 
Osservatorio sulla camorra | Storia | Iniziative | Rubriche
Edizione Campania | Edizione Puglia |Corriere Economia
Servizio meteo | Info traffico | Trova lavoro
P. Iva 06890970632 editoriale del mezzogiorno srl Realizzato da D&D - Dinamica Digitale