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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
«Il mio SuoNoglobal è nato in Salento» - 23/06/2007

Roy Paci presenta il nuovo disco stasera a Torre Guaceto

Da sette anni a questa parte non c’è disco di Manu Chao sul quale non abbia lasciato il segno con la sua tromba. Compreso il prossimo, già finito di registrare e in attesa di pubblicazione. Adesso i ruoli si sono invertiti. E l’ex cantante dei Mano Negra, che una decina di anni fa esplose con Clandestino per essere eletto icona del movimento no global, ha accettato ben volentieri di prestare la propria voce per Toda joia toda beleza, uno dei pezzi dell’ultimo cd del musicista siciliano Rosario Roy Paci, guarda caso intitolato SuoNoglobal. Un disco meticcio inciso con gli Aretuska e con ospiti molti altri artisti, dai pugliesi Caparezza e Sud Sound System ai rapper romani Cor Veleno, da Pau dei Negrita a Erriquez di Bandabardò, sino all’ex Almamegretta Raiz. Un disco che sprizza energia da tutti i pori e che in parte è cantato in una nuova lingua, l’«italogno», italiano misto a spagnolo, portoghese e francese. Roy Paci lo presenterà ufficialmente stasera con un concerto a Torre Regina Giovanna, discobar a pochi chilometri da Brindisi. Tutto sommato non molto distante dallo studio dove lo ha registrato, il Posada Negro, da lui stesso costruito nella campagna leccese, dalle parti di Frigole, dove da qualche tempo ha scelto di mettere radici. «Qui - racconta Roy - sono nati anche i miei due figli». Quando ha scoperto il Salento? «All’inizio degli anni Novanta. Indimenticabili le estati passate tra Torre dell’Orso e Torre Sant’Andrea, dove si era creato un straordinario movimento di gruppi e musicisti legati ai centri sociali, dagli Afrika Unite ai Mau Mau, dai Casino Royale agli stessi Sud Sound System. Al Babilonia, dove ci ritrovavamo, ho anche dedicato un pezzo». A proposito di Babilonia, Suonoglobal è un disco molto affollato... «Ho raccolto quello che ho seminato. Volevo creare un esperanto musicale che non fosse solo di parole e linguaggi, ma anche di suoni e gente multicolore.E poi tutti gli ospiti di questo disco sono anche degli amici». Si narra di sedute di registrazione eno-gastronomiche. «Quando si sta tra amici non possono mancare il buon cibo e il buon vino, pugliese e siciliano, soprattutto. Ho scoperto il Susumaniello: straordinario. Ma tra le settecentocinquanta bottiglie della mia cantina non possono mancare i vini toscani e piemontesi. Adesso, però, provengo da un anno sabbatico». Davvero? «Niente bagordi. Con gli Aretuska abbiamo scelto una linea sportiva per reggere i ritmi infernali del tour che ci attende. Ho anche perso undici chili. L’unico vizio cui proprio non posso rinunciare è l’amore». Perché vivere in Puglia e non in Sicilia? «Perché mi piace come Nichi Vendola sta amministrando questa regione. In Sicilia abbiamo Cuffaro: un vero scandalo». Trova la Puglia più stimolante anche dal punto di visto artistico? «A Catania c’è un fermento che non teme confronti con Seattle. Però qui ho trovato maggiori affinità. Solo che non ne posso più della pizzica. Siamo arrivati alla saturazione. L’hanno fatta in tutte le salse. L’operazione Notte della Taranta l’ho trovata interessante, però…». Però? «Le ultime edizioni sono state davvero deludenti. Da Stewart Copeland in poi mi pare ci sia stata un’involuzione. Secondo me dovrebbero affidare la direzione ad artisti del posto o a gente esplosiva come Vinicio Capossela ». Adesso arriva Mauro Pagani. «Speriamo bene, anche se il suo curriculum parla molto chiaro».

Francesco Mazzotta
 
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