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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Ranieri: «La mia Violetta come Filumena» - 14/06/2007

Il cantante e attore napoletano parla della regia della «Traviata»

Èla quarta volta che Massimo Ranieri si misura con una regia lirica, una simpatica eccezione che sta trasformandosi sempre più in regola, per lui che provenendo dalla musica leggera di qualità e dalla tradizione canora partenopea ha da tempo aggiunto al suo vasto curriculum anche l’esperienza di attore, teatrale e cinematografico. Il 19 giugno debutterà al San Carlo la sua «Traviata», che resterà in scena per dieci giorni. «È vero—spiega Ranieri—la scoperta della lirica è stata per me una vicenda relativamente recente. Che però mi ha subito appassionato. Perché in fondo l’opera è una sorta di musical antelitteram, facilmente trasferibile anche in altre dimensioni temporali. Ad esempio dopo "Cavalleria", che è stato il mio debutto assoluto, "Pagliacci" e "Elisir" (la mia prima volta al San Carlo), ho lavorato alla "Traviata" in tre edizioni». Ce ne vuole parlare? «La prima prodotta a Trieste era ambientata fra anni ’50 e ’60, mentre la seconda presentata a Tirana, in Albania, prevedeva un’ambientazione addirittura postmoderna, con spazi vuoti e sedie in bianco e nero. Qui a Napoli, anche grazie alle scene storiche e ai costumi di Giuseppe Crisolini Malatesta, si respirerà un’atmosfera decisamente più classica, che in qualche modo favorisce anche il taglio della mia regia». Che si caratterizza per quale atteggiamento? «Direi per la forte teatralizzazione che imprimo al ruolo dei cantanti, in cui mi piace evidenziare anche il sottotesto della loro interpretazione». Qual è l’elemento che la emoziona di più di questa opera? «Sicuramente la musica di Verdi, che, nonostante le tante critiche modernistiche, conserva ancora intatta la sua forza emozionale». Ed il testo? «L’ho letto più volte. Mi riferisco a quello di Dumas, "La signora delle camelie", prima ancora che il libretto di Francesco Piave. E mi ha colpito la sua attualità. Basterebbe cambiare la tbc di allora con l’aids di oggi e lo straniamento cronologico sarebbe perfetto. Inoltre da napoletano penso a Violetta come ad una sorta di Filumena Marturano, che a soli 13 anni si ritrova per strada a inventare un’esistenza senza il conforto degli affetti familiari ». Per lei che ha grande esperienza teatrale c’è un maestro di regia a cui fa riferimento? «Sarò presuntuoso,mail mio modello resta soprattutto Giorgio Strehler, con cui ho lavorato per tre anni, e del quale mi ha sempre colpito la disciplina e l’eleganza estrema. Ma non dimentico Peppino Patroni Griffi né Maurizio Scaparro, al quale fra l’altro ho chiesto recentemente di dirigere un mio spettacolo». Ha già il titolo in testa? «No, ci sto ancora pensando. Ma coltivo da tempo un sogno tornare alla drammaturgia napoletana, magari con un progetto su Petito, una vera sfida attoriale a tutto campo». E la musica? «Questa estate proseguirò, anche in Campania, con il tour del cd, "Canto perché non so nuotare", ma presto mi rimetterò al lavoro con Mauro Pagani per un altro volume del mio personale viaggio nella canzone napoletana».

Stefano de Stefano
 
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