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 ARTICOLO - Cartellone (Puglia)
 
«Per la fotografia sono quello che Rota era per la musica» - 12/06/2007

Da ieri a Bari ospite di «Film Stage 2007», Vittorio Storaro si presenta. Senza ipocrisie

Bari - Da New York, dove ha presentato l’anteprima mondiale del kolossal Caravaggio, direttamente a Bari, dove da ieri è impegnato per una settimana di lezioni e proiezioni «guidate» per «Film Stage 2007». È cominciata ieri la settimana barese di Vittorio Storaro, maestro fotografo e cinefotografo romano. Con tre Oscar all’attivo (per Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, Reds di Warren Beatty, L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci) Vittorio Storaro porta in città l’esperienza di quasi cinquanta anni di professione. E già dal primo incontro pubblico in città, ieri al Fortino Sant’Antonio, promette di svelare il «mistero della luce». «Luce, ombre e penombre, i colori e la loro intensità sono porzioni di energia visibile. Energia che cambia le emozioni di chi assiste a un’opera cinematografica ». Non bisogna attendere molto prima di ascoltare le prime indicazioni «illuminanti». E rendersi conto di essere al cospetto dell’eccellenza mondiale della cinematografia. «Un mito per gli addetti ai lavori», era stata la presentazione dell’assessore comunale alle Culture Nicola Laforgia. «Un vero maestro», quella dell’omologo della Provincia di Bari, Vittorino Curci. Ma chi coglie ancor più nel segno è lui stesso, che tra i saluti e i ringraziamenti dice: «Semplicemente sono per la fotografia quello che Nino Rota era per la musica». Un insostituibile. Qualcuno che sa fornire, nel «lavoro di squadra del creare un film», un contributo unico. Ieri, nel pomeriggio, la prima lezione per gli iscritti a «Film Stage 2007», iniziativa della cooperativa Get di Pino Guario che si rinnova grazie ai contributi del Comune, della Provincia di Bari, della Regione Puglia. Con la proiezione, nella sala del cinema Splendor, di Apocalypse Now Redux. Non una pellicola qualsiasi, ma la copia originale e integrale proveniente dalla Cineteca Nazionale, con negativi in Technicolor. «Una rarità assoluta» - sottolinea Storaro - «e la differenza non deve sfuggire a chi ama il cinema». Già, chi ama il cinema. A loro, già dalla prima conferenza stampa di benvenuto, il maestro ha diretto una serie di messaggi. E di avvertimenti. «Attenzione», ha detto ieri Storaro, «perché la rivoluzione digitale porta con sé dei pericoli ». È un pericolo infatti considerare «le immagini delle telecamere digitali allo stesso livello di quelle del cinema storico». E qui l’invito di Storaro è di seguire quello che avviene al livello dell’industria cinematografica: «il problema è che piuttosto che aiutare il cinema digitale a raggiungere il livello di quello filmico, si tende ad abbassare il livello della cinematografia in generale ». Altri dubbi, secondo Storaro, nascono dalla «assenza nelle tecnologie digitali di un supporto fisico per le immagini ». Che potrebbe condannarle all’evanescenza. Intanto, in quest’epoca di transizione, non resta che ascoltarlo per capire come «scrivere con la luce», per «imparare a conos

Lorenzo Marvulli
 
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