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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Irrompe la Palast Orchester - 04/06/2007

Al San Carlo l’ensemble eseguirà anche «Sex Bomb»

C’è grande attesa per questo ritorno a Napoli della Palast Orchester che stavolta si esibirà nientemeno che al San Carlo (stasera alle 20.30 3 domani alle 18), il tempio della musica colta. L’originale band tedesca si è formata a Berlino nel 1987 con 12 strumentisti che, insieme col cantante e «deus ex- machina » del gruppo, MaxRaabe, hanno scelto di seguire il filone «dance» ispirato alle atmosfere sonore e ambientali degli anni Venti e Trenta, in cui si miscelano jazz e polka. Il primo concerto del gruppo fu proprio in un teatro della capitale tedesca, dove la Palast si esibiva nel foyer durante gli intervalli, mentre l’orchestra principale suonava sul palcoscenico in sala. Ma il successo fu tale che ben presto, come in una bella favola i l «supporter group», divenne l’attrazione principale, salutato anche da un successo di vendite dei loro dischi che portò Raabe e compagni in testa alle top ten tedesche. Ormai famosissimo inGermania, Austria e Russia, l’originale ensemble inizia così, fra anni ’80 e ’90, ad esibirsi regolarmente a Parigi come a Vienna, a Mosca come a New York. La chiave del successo è nello speciale gusto retrò, intelligentemente miscelato con i suoni e i ritmi più attuali, restituiti però da una dozzina di strumenti tradizionali: violino, quattro sassofoni e clarinetti, due trombe, trombone, pianoforte, chitarra e banjo, «sousaphone» (una tuba usata dalle bande di strada) e percussioni. Fra i dischi da ricordare «Junger Mann im Frühling», «Die Hits des Jahres», «Es war einmal ein Musicus: Kein Schwein ruft mich an», «Super Hits (Nummer 2)», «Vom Himmel Hoch Da Komm Ich Her», «Von Kakteen und Gorillas» e «Das Palast Orchester mit seinem Sänger Max Raabe». E dentro brani standard americani come «Singin’ in the rain», «Cheek to cheek», «These foolish things» e «Dream a little dream», o capolavori tedeschi composti da Kurt Weill: «Alabama Song», «Tango Ballade» e «Bilbao Song». Con una celebre incursione, infine, nel pop, grazie alla cover di «Sex bomb» diTomJones reinterpretata con stile inconfondibile da Max Raabe nel 2001.

Stefano de Stefano
 
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