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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Inbal: «Mahler? E’ il più contemporaneo» - 31/05/2007

Il direttore israeliano sul podio del San Carlo per la Terza Sinfonia

Potenza e novità di linguaggio, altezza spirituale dell’impulso creativo, un programma interiore teso nell’esaltazione suprema ed universale dell’amore, dal senso fisico, primordiale della natura selvatica al respiro dell’uomo elevato verso le sfere del divino. Composta nell’ultimissimo scorcio del secolo romantico, la Terza Sinfonia di Mahler, in programma stasera e domani al Teatro San Carlo con la direzione di Eliahu Inbal per l’ultimo appuntamento con l’Orchestra della Fondazione previsto per la concertistica, è opera di grandi intenti ed immense proporzioni: sei movimenti, novantacinque minuti di musica, un’orchestra gigantesca (otto corni, cui è affidato il primo tema all’unisono, cinque clarinetti, quattro oboi, flauti, fagotti e le suggestioni lontane di un corno da postiglione dietro le quinte). Inoltre, l’unione dell’elemento sinfonico con la parola attraverso l’intenso canto di un contralto (solista, la stessa Mette Ejsing che la eseguì nell’ottobre 2003 sotto la direzione di Semkow) e di un coro di voci bianche, stavolta non il Tölzer ma di casa San Carlo, diretto da Stefania Rinaldi. «È un’opera complessa, grandiosa, con uno scopo alto, si direbbe, biblico», ribadisce Eliahu Inbal, celebre direttore d’orchestra israeliano, classe ’36 e con quasi cinquant’anni di carriera, musicalmente cresciuto con Celibidache (da lui definito «scientifico, estremo ») e Franco Ferrara, «maestro di pura intuizione», particolarmente apprezzato sul podio del grande repertorio sinfonico di Bruckner e appunto Mahler. «Al centro — spiega il maestro — c’è l’amore, in tutti i suoi aspetti. Intorno, però, c’è l’intero mondo di Mahler, le sue immagini, emozioni, le sue angosce, le sue speranze. È un mondo che palpita su pentagrammi che, dinanzi ad un’Orchestra di rango, non ha bisogno di tante spiegazioni. Durante le prove qui al San Carlo non ho certo fatto letteratura — continua — anche se, nel caso di un particolare glissando, ho suggerito di eseguirlo con una serie di sospiri… come in certe situazioni». Infine, parla delle peculiarità di suono delle orchestre italiane, della rinnovata qualità dell’organico sancarliano e dell’attualità della musica mahleriana: «Da quarant’anni ad oggi? Mahler è il più contemporaneo, perché continua a parlare ai giovani».

Paola De Simone
 
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