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Asma da rifiuti, è allarme - 24/05/2007

Miasmi e roghi, al Santobono un pool d’emergenza. In arrivo la ministra Turco

Napoli - Emergenza anche negli ospedali regionali. Aumentano i casi di gastroenteriti e di asma allergico per i bambini e di epatite virale A per gli adulti. Cresce la psicosi per il fantasma di un’epidemia, nelle città esasperate dai rifiuti e avvelenate dal fumo alla diossina. Gli esperti negano che vi sia una correlazione fra i cumuli di spazzatura e la possibilità di contrarre infezioni. Per essere chiari: sono esclusi al momento il rischio di epidemie di colera, tifo ed epatite A. Ma è allarme per l’aumento dei ratti, che potrebbe portare casi di leptospirosi. I soggetti più a rischio sono ovviamente bambini e anziani. La preoccupazione di malattie cresce soprattutto per i più piccoli. Al pronto soccorso dell’ospedale Santobono in preda al panico decine di genitori hanno chiesto ai medici le cause dei problemi gastrointestinali dei propri figli. Otto casi registrati soltanto nella giornata di ieri. Colpa del caldo e dell’alimentazione » dicono i medici del presidio d’urgenza del polo pediatrico. Ma a dimostrazione della drammaticità della situazione il direttore sanitario Luigi Alfano ha convocato per oggi una riunione di tutti i primari dei reparti maggiormente interessati (pediatria d’urgenza, pediatria bronco pneumologica, pediatria sistematica e gastroenterologia) per creare un pool di medici di pronto intervento che conceda una corsia preferenziale ai casi sospetti di patologie a rischio epidemia. «L’allarme riguarda sia le malattie intestinali che i problemi respiratori — conferma Alfano — è inutile negare che se la situazione dei rifiuti dovesse continuare così c’è un grave rischio epidemiologico per i bambini. Da qualche giorno teniamo sotto osservazione i piccoli pazienti con sintomi sospetti e restiamo in stato d’allerta». Intanto all’ospedale Cotugno preoccupa il boom di casi di epatite A. «L’emergenza rifiuti non c’entra - rassicura il direttore del dipartimento delle urgenze epidemiologiche e infettivologiche dell’ospedale napoletano, Francesco Faella - il danno è ambientale e può provocare l’avvelenamento della catena alimentare, come sostengono al Cnr (che ha denunciato il fenomeno in un dossier), ma il rischio è di ammalarsi per l’inquinamento tossico, non per patologie da agenti infettanti». Restano i dati a far crescere la tensione. Dal 9 maggio fino a ieri al Cotugno 180 persone sono state ricoverate per sospetta epatite virale di tipo A, con la certezza diagnostica per 80 di questi casi. Mai una realtà del genere si era verificata negli ultimi dieci anni: la media di ricoveri per epatite A nell’ospedale specializzato nelle malattie infettive è di 6-7 pazienti al mese. «Abbiamo dovuto sospendere i ricoveri programmati - conferma il direttore sanitario Cosimo Maiorino - e dimettere alcuni pazienti proprio per fare posto ai malati di epatite». Chiesti anche dei trasferimenti al 118 verso l’ospedale di Salerno, dato che a Napoli non ci sono altri presidi che possano curare l’epatite A e in un ospedale per malattie infettive c’è il divieto assoluto di barelle. «Non esiste in letteratura alcuna correlazione fra infezioni e immondizia - insiste Faella -. Sono escluse le patologie trasmissibili per via feco-orale: come tifo, colera ed epatite A. Si tratta di persone che hanno ingerito cozze infette nel periodo di Pasqua. Il rischio riguarda l’aumento di insetti e di topi. Se le mani vengono a contatto con il luogo in cui ha urinato un ratto e poi per caso si mettono in bocca, è possibile la leptospirosi». Crescono intanto le proteste di tutte le associazioni dei malati: «E’ in gioco la dignità della Campania ma soprattutto la salute dei cittadini» dice Paolo Monorchio, presidente dell’associazione Campania Sanità. Intanto il dipartimento di prevenzione della Asl Napoli 1 ha reso noto che nelle ultime due settimane di emergenza rifiuti ha effettuato 606 interventi di disinfezione sul territorio cittadino per la bonifica urbana dei distretti sanitari e interventi di derattizzazione. Lo spettro di un’epidemia ora davvero spaventa gli abitanti di Napoli e provincia.

Alessandra Barone
 
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