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 ARTICOLO - Prima pagina (Campania)
 
BASTA! - 23/05/2007

IL fallimento dei nostri politici

Che cosa impressiona di più nella vicenda dei rifiuti in Campania, per cui la regione e i suoi rifiuti occupano l’apertura e la prima fila in tutti i notiziari italiani (radiotelevisioni e giornali), e fanno ormai notizia anche all’estero? È, di certo, l’assoluta incapacità del mondo politico - amministrativo campano nel capire che la crisi dei rifiuti segna un suo fallimento generale e totale, senza distinzioni di uomini e di partiti. Segna una bocciatura piena per inettitudine e imprevidenza, per evidente deficienza del senso di responsabilità, per demagogia populistica prima e per la corsa allo scaricabarile poi (coi sindaci che vogliono «chiudere le città»!). Una tale crisi non nasce da una stagione di eventi sfortunati o imprevedibili, bensì per una genesi lunga e con responsabilità chiare e irrecusabili di chi governa. Dov’erano finora quelli che ora corrono a Roma per interventi e provvedimenti, naturalmente urgentissimi? Dove quelli che hanno respinto come criminosa ogni idea di discarica in qualsiasi luogo della regione? Dove i critici dei termovalorizzatori e gli apostoli della raccolta differenziata? Le conseguenze si vedono, ma non stanno solo nella quantità dei rifiuti da eliminare. Intanto, si è consumato molto in questi mesi di quel poco che ancora resta di disciplina e di autodisciplina sociale nella regione, specie in alcune zone, come attestano gli ormai numerosi episodi di resistenza all’azione più normale delle forze dell’ordine. Mai, inoltre, come in questo caso si è rivelata inesistente la capacità della classe politica di orientare e guidare il corpo sociale: la gente è apparsa del tutto alla mercé di chiunque ne sollecitasse i più inconsulti atteggiamenti (e perciò si è ironicamente invocata in Campania una legge per cui ogni comune elimini la propria spazzatura nel proprio territorio). Non sarà facile risalire la china, mentre cresce in Italia l’insofferenza verso i costi della politica e verso i politici, e per l’inconcludenza di una gestione pubblica giudicata sempre peggio. Sondaggi recenti parlano di sfiducia del 70% degli Italiani per il governo e per il Parlamento, ma è certo che al Sud, e specie, oggi, in Campania, questa percentuale è inferiore al vero. Non per nulla un politico esperto come D’Alema ha ipotizzato un crollo dell’assetto politico italiano, grave e totale come quello del 1992-94. Allora si passò per la via giudiziaria, che oggi sembra fuori moda anche per così gravi responsabilità in un servizio pubblico. Ma si sa che la storia ama cambiare mezzi e forme. Certo, i politici locali possono credere che questi bilanci e previsioni riguardino solo il livello nazionale. È sbagliato, però, e lo insegna proprio l’esperienza richiamata da D’Alema. Né si creda di poter facilmente trovare capri espiatorii (magari il povero Bertolaso, o, come sempre, a torto o a ragione, Roma, alla quale, comunque, si è rivolto il presidente Napolitano con un atto di forte significato, del quale dovrebbero, però, avvertire il peso anche i politici e gli amministratori locali). Né sembra più servire l’uso ormai invalso di scaricare tutto sulla camorra. La camorra è ben trovata, sia per le sue colpe in materia, sia perché un reo più reo di essa come cancro sociale non si può immaginare. Ma il fatto è che la gente si sta facendo sempre più l’idea che si voglia contrabbandare, così, sotto un’etichetta odiosissima, responsabilità e comportamenti di altra genesi e di altri titolari. Oggi c’è ancora qualche giornale (Il Sole-24 Ore) che scrive: se perde Napoli, perde tutta l’Italia. Ma per quanto tempo ancora?

GIUSEPPE GALASSO
 
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