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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Porte chiuse, Baricco dà lezione davanti al San Carlo «Ma rispetto chi sciopera» - 17/05/2007

Niente Alessandro Baricco per i ragazzi che ieri sera si sono ritrovati numerosi al Teatro San Carlo. E questa sera non ci sarà la prima del «Werther» di Jules Massnet. I lavoratori del Massimo napoletano, in assemblea permanente, hanno bloccato gli spettacoli annunciando che la protesta continuerà anche oggi. Così, alla fine, l’unico balletto che da anni va in scena regolarmente al San Carlo è quello delle cifre. Soldi spesi male, secondo le maestranze, spesi bene secondo la sovrintendenza. Da ieri pomeriggio coristi, ballerine, musicisti, scenografi, tecnici e amministratori si sono riuniti per protestare. Così ieri sera erano molti i malumori all’esterno del teatro per l’annullamento de «Il racconto in musica» dello scrittore torinese. «Lo riproporremo un’altra volta, quando la situazione sarà migliorata - ha detto Baricco - rispetto i lavoratori in sciopero, ma ignoro i motivi della protesta. Io sono stato avvisato solo alle 19.30». Diverse centinaia di persone hanno protestato anche perché hanno appreso dell’annullamento quando erano già entrate nel teatro. La tensione si è sciolta quando lo scrittore è uscito e ha incontrato il pubblico firmando autografi e posando per i fan. La sindaca Rosa Russo Iervolino e Fulvio Tessitore, rispettivamente presidente e vice presidente della Fondazione San Carlo, avevano deciso di incontrare questa sera alle 20 le rappresentanti sindacali del Massimo, una concessione che non ha fatto desistere i lavoratori dall’agitazione, in seguito annullato. «Non ci sentiamo tutelati dalle scelte del sovrintendente - dicono quasi in coro i lavoratori - gli abbonamenti sono in calo, ci si rivolge sempre più a risorse esterne ed alla fine il deficit aumenta di anno in anno per allestire spettacoli snob per una piccolo gruppo di appassionati». All’ultimo consiglio di amministrazione la sindaca aveva già annunciato interventi a sostegno del teatro. «Ma noi non vogliamo soldi - spiegano i lavoratori - vorremmo garanzie sulla prossima stagione, che non è ancora stata stabilita, e sul fatto che non si faccia spreco dei soldi che arrivano dal mondo dell’imprenditoria e che il repertorio rispetti le tradizioni del teatro. Crediamo che l’attuale sovrintendente non abbia i numeri per gestire al meglio un teatro come questo». Intanto però il San Carlo, mai come in questi ultimi anni, ha guadagnato buone critiche e pagine sui più importanti giornali mondiali, al pari del teatro alla Scala di Milano, vincendo ben quatto premi Abbiati per gli allestimenti. E oggi dalla Francia arriva un gruppo di melomani proprio per la prima dell’opera di Massnet. Quest’anno ci sarà una stagione estiva con la Carmen allestita nell’area archeologica di Baia. «Ma i premi se ne vanno e a noi rimane il deficit - dicono i lavoratori - quello che chiediamo è di essere informati sul futuro».E le cifre? Ballano. Si parla di stipendi dei dipendenti, quasi 24 milioni all’anno per circa 400 dipendenti inclusa la dirigenza. Di allestimenti che invece costano un milione a stagione. Cifre che lasciano il tempo che trovano anche perché, come tradizione, c’è uno scambio di accuse. Ed intanto il «Torvaldo e Dorliska» di Rossini diretto da Mario Martone che il 22 settembre avrebbe chiuso la stagione, è stato cancellato. Per far quadrare i conti.

Biagio Coscia
 
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