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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Mogol ai napoletani: «Grazie» - 12/05/2007

Già venduti 4.000 biglietti per la Partita del Cuore

Mogol è contento. Dopo 24 ore dall’annuncio erano già stati venduti quasi 4000 biglietti per la partita del cuore prevista il 28 maggio al San Paolo. Il guru di tutti i «parolieri » della musica pop italiana ieri pomeriggio è stato all’aula Piovani di Lettere e Filosofia a via Porta di Massa per un incontro con gli studenti, per parlargli dell’iniziativa al centro della quale c’è la sua creazione, la Nazionale cantanti. «Che però non è mia—puntualizza Giulio Rapetti, in arte Mogol — ma di tutti. Io l’ho fondata, Gianni Morandi mi ha aiutato. E subito dopo molti altri, così è diventata un’entità benefica al servizio di chi ha più bisogno ». In questo caso? «Raccogliamo fondi per completare una ricerca sulla talassemia. Ci servono un milione e mezzo di euro. Un ricercatore americano, Michael Sadlen, ha trovato il sistema di veicolare il gene sano della globina attraverso il virus dell’Hiv». Una ricerca all’avanguardia. «Mi hanno spiegato che funziona più o meno così. Ma la cosa importante è che si devono salvare tanti bambini che già da piccoli rischiano la vita, perché i talassemici sono continuamente sottoposti a trasfusioni di sangue, uno stress che porta alla morte». A che punto siete? «Siamo sulla buona strada. La prevendita è andata bene. Sarà comunque una grande festa. In campo ci saranno anche Cannavaro e Ferrara». Nelle squadre che parteciperanno alla partita (alle 20.45) ci saranno anche Ronaldo, Raul Bova, Enrico Ruggeri, Simone Cristicchi, gli Stadio, Gigi D’Alessio. Come va la collaborazione con D’Alessio? «Molto bene. L’ho visto ieri sera. Mi ha fatto ascoltare una nuova canzone. Devo scrivere le parole. È un ragazzo generoso, ed oltre ad essere un bravo pianista, ha un talento per inventare nuove melodie ». Qual è la sua posizione sulle nuove tecnologie, come si svilupperà il mercato? «Non credo ci sia altra possibilità al mercato "on line". Ma il problema in questo momento, ed è quello di cui parlo alla Federico II, è la salvaguardia della cultura popolare di qualità. È una grande risorsa dalla quale viene selezionata la cultura d’elite. Le accademie parlano come se la cultura d’elite nascesse da se stessa. Ma non è così. Per questo ho fondato il Ced per creare artisti che potessero sfuggire alle omologazioni dell’auditel e del mercato».

Biagio Coscia
 
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