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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Virtuosi di San Martino - 11/05/2007

A grande richiesta, il ritorno

Irriverenti, colti, spiritosi, eredi della tradizione e al tempo stesso proiettati verso la ricerca d’avanguardia: un vero fenomeno. Parliamo dei Virtuosi di San Martino, gruppo musicale che vanta parentele col cabaret di migliore tradizione e che ormai da tredici anni calca i palcoscenici napoletani (e non), ingrossando via via con successo le fila dei propri fan, molti dei quali disposti a seguirli con devozione nelle tappe della loro spericolata ricerca artistica. Per gli affezionati del gruppo stavolta — dopo una pausa di quasi due anni — l’occasione è ghiotta e duplice: un disco, «Carogne» (la presentazione alle 18 alla Feltrinelli con l’intervento del giornalista Biagio Coscia, nell’ambito degli «Incontri d’autore» organizzati dal Comune di Napoli), raccoglie finalmente i più grandi successi dei Virtuosi. E poi il nuovo spettacolo-concerto, che Roberto Del Gaudio e compagni stanno ultimando in queste ore—con grande soddisfazione, assicurano — e che debutterà al teatro Nuovo lunedì 21 col titolo «Carogne laiv». Il disco che si presenta oggi al megastore di piazza dei Martiri segna tra l’altro il ritorno in campo della Bideri, storica casa editrice della canzone napoletana, e ricorre alla matita di Lino Fiorito per la bella copertina. Ma soprattutto fa fronte alle numerose richieste degli ammiratori dei Virtuosi che da tempo esigevano l’incisione di quei brani diventati ormai dei piccoli classici. Tanto che il cd è già andato esaurito da Fnac e Feltrinelli. Maperché «Carogne »? «È semplice», spiega Del Gaudio. «In un’epoca in cui si ripesca solo il passato e non si ha il coraggio di affrontare il nuovo, in sostanza un’epoca di cadaveri, abbiamo deciso di esporre anche le nostre carogne...». Carogne nobili, a dir la verità, nel senso che anche le canzoni scritte qualche anno fa appaiono assolutamente attuali. Qualche esempio? L’indimenticabile ritratto del no global molto «alternativo» ma con un bel conto in banca: «So’ tribbale/ tengo ’o padre industriale/ So’ tribbale/ l’unico ricco che se la passa male»... Ancora due anni di protesta, promette il giovane «tribbale», poi «papà mi sistemerà ». Con buona pace delle lotte ideali.Manella galleria dei Virtuosi spicca su tutti i personaggi il cineasta «nuova Napoli», quello che gira nei vicoli alla ricerca di una nuova estetica, sciarpa lunga al collo e la cinepresa puntata «dove non fu mai»... «Abbiamo scritto quella canzone», ricorda Del Gaudio, «quando un certo linguaggio filmico è diventato luogo comune e soprattutto molto vicino al potere». Satira graffiante, dunque, quella dei Virtuosima anche veri virtuosismi sul piano musicale, con un vorticoso gioco di citazioni che rende l’ascolto di ogni pezzo un funambolico esercizio di riconoscimento per i melomani. Da Pisano & Cioffi ai Beatles, da Carmelo Bene a Petrolini, da Stravinski agli Inti Illimani, sono numerosissime le matrici artistiche che vengono «masticate», triturate e riproposte in forma nuova dal geniale gruppo. Che per fortuna smentisce decisamente le voci di una rottura. «Abbiamo cercato per un po’ ciascuno strade diverse per coltivare la propria crescita artistica,ma di separarci non se ne parla proprio».

Mirella Armiero
 
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