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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Cauteruccio riporta Ubu a scuola - 10/05/2007

Da stasera al Mercadante il testo di Alfred Jarry

In tempi di caos ideologici, conflitti globalizzati e ribaltamenti delle categorie politico- culturali classiche, non stupisce il ritorno di popolarità dell’«Ubu» di Alfred Jarry. Primo lavoro veramente avanguardistico, a cavallo fra ’800 e ’900, il surreale, o meglio patafisico, testo dell’autore francese, ha visto quest’anno ben due allestimenti italiani: l’«Ubu sottotiro» di Arrevuoto Scampia, diretto da Marco Martinelli, e l’«Ubu c’è», penultimo spettacolo della stagione del Mercadante, partito nel 2004 e firmato da Giancarlo Cauteruccio. Da stasera e fino a domenica la compagnia Krypton rileggerà Jarry nella traduzione di Giuliano Compagno. In scena Cauteruccio (Padre Ubu), Alida Giardina (Madre Ubu), Daniele Bartolini (Re Venceslao), Roberto Visconti (Bordure), e ancora Francesca Cipriani, Massimo Bevilacqua e Daniele Melissi. Uno spettacolo corale e tragicomico il cui svolgimento insensato rende difficile stabilire il vero dal falso. In scena, come attori anche Jean Baudrillard con una testimonianza in video, e Giuliano Compagno che dà voce al poeta Guillaume Apollinaire. Cauteruccio approda al nonsense agrodolce dell’Ubu, dopo aver a lungo frequentato i testi di Beckett, i l maestro dell’assurdo. L´idea registica parte dalle origini del testo, nato in un liceo di Rennes con il quindicenne Alfred e i suoi amici, Charles e Henry Morin, e ispirato alla figura del professore di fisica Hébért, di cui vengono irrisi fisicità e incapacità didattica. Il regista, in omaggio al polacco Tadeusz Kantor e alla sua magnifica «Classe morta», ambienta l’Ubu in una classe di irriverenti studenti che agiscono dai loro stessi banchi scolastici, utilizzandoli come protesi dei loro corpi volutamente marionettistici.

Stefano de Stefano
 
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