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Sorrento, indagato il titolare della ditta - 03/05/2007

Il sindaco: il Comune non c’entra con la gru che ha ucciso due donne

Sorrento - La gru spezzata scricchiola sotto il vento che arriva dal mare, attraversando con il suo gemito, a lentezza esasperante, i cento metri quadrati della piazzetta parata davanti alla chiesa di Sant’Antonino. Da una parte della strada, fra gli alberi, centinaia di occhi sono puntati sul sangue che imbratta ancora la selce del basolato. Dopo l’incidente del primomaggio, un silenzio assoluto pietrifica la scena: la gente di Sorrento, accovacciata dietro gli alberi della piazza, segue il movimento degli inquirenti, ed è così vicina alla tragedia da invadere la visuale delle telecamere e degli obiettivi. Nessuno sa ancora spiegarsi cosa sia successo e gli stessi magistrati della procura di Torre Annunziata ammettono: «È una vicenda ancora tutta da verificare». Oggi il pm Paolo Calabria, che coordina le indagini, convoca due esperti - Enrico De Rosa, e Mariano Migliaccio, entrambi docenti di meccanica alla Federico II - per chiarire la dinamica dell’incidente. Di certo c’è che due donne, suocera e nuora, sono morte e quattro uomini sono feriti - due in modo molto serio - dopo il cestello di una gru si è spezzato finendo come un proiettile d’acciaio sulle due donne che uscivano dalla chiesa di Sant’Antonino, dopo la messa. Sinistra coincidenza: le vittime - Claudia Morelli, un’insegnante in pensione di 86 anni, e la nuora Teresa Reale, di 50, impiegata dell’azienda di gestione dell’acqua Gori - avevano fatto tardi all’abituale rito mattutino che seguivano nella cattedrale. Così avevano cercato di «riparare» andando amessa nella chiesetta a due passi da municipio. Qui davanti erano in corso i lavori per la posa delle luminarie, in vista della festa del santo patrono (il 13 maggio), a cura della ditta Donnarumma, una delle più attive in tutta l’area della penisola sorrentina, base legale a Pimonte. Un’attività che si svolgeva anche nel giorno di festa e mentre intorno c’era traffico, apertura di negozi e passaggio di persone, tanto che qualcuno non aveva mancato di lamentarsi per quell’imprudente operazione senza che venisse transennata la piazza. Poco prima delle dieci, lo schianto. «Un tonfo orribile», racconterà un testimone. Il cesto d’acciaio si spezza e precipita per dieci metri schiacciando le malcapitate. Dentro la gabbia restano feriti seriamente i due fratelli Eduardo e Massimo Donnarumma (28 e 22 anni), mentre sono raggiunti dai detriti d’acciaio anche un carabiniere, Emilio Balestrieri (25 anni), che si trovava per caso a passare, e l’autista di un ristorante di Sorrento.Massimo Gargiulo (32 anni). Al momento, un solo indagato: Aniello Donnarumma, titolare della ditta di installazione. Per lui l’accusa è di omicidio colposo plurimo. Ma l’impressione è che Aniello, figlio del patriarca della ditta, Francesco, sia solo il primo degli indagati della tragedia. Tanti sono, infatti, gli interrogativi ancora da sciogliere. Anzitutto, quante erano le persone nel cestello? I Donnarumma sostengono siano solo due, i fratelli feriti, ma la gru potrebbe essere stata appesantita dal materiale trasportato, tanto da superare il limite di carico di 250 chili. «Non è colpa dei Donnarumma, ma della gru. C’è stato un collasso strutturale del braccio», si difende il patriarca.Mapoi ricorda che quel materiale aveva solo sei anni di vita ed era stato collaudato appena il 7 febbraio. Quindi, non si scarta l’ipotesi di un errore umano nella manovra del cestello. C’è poi da verificare perché non sia stata transennata l’area dei lavori, interessata a un intenso via vai di residenti e turisti. Il sindaco di centrodestra, Marco Fiorentino, annunciando il lutto cittadino per il giorno dei funerali e cancellando i festeggiamenti previsti per la festività (la festa di «Sant’Antonino dei contadini» che celebra l’arrivo pieno della primavera), ricorda di aver «incaricato il direttore generale di effettuare una verifica amministrativa, intesa a chiarire la dinamica». Poi, a prendere le distanze, Fiorentino aggiunge che l’appalto delle luminarie non era di carattere comunale, ma faceva capo a un comitato organizzatore. C’è tuttavia da verificare - e lo farà il pm - quali responsabilità incombessero sul Comune per vigilare sulla sistemazione di quelle luminarie.

Nino Femiani
 
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