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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Tre attrici napoletane per «Tartufo» - 14/02/2007

Al Mercadante Licia Maglietta, Iaia Forte e Angelica Ippolito

Carlo Cecchi sceglie tre attrici napoletane per i principali ruoli femminili del suo «Tartufo », al debutto stasera al Mercadante. La padrona Elmira, la serva Dorina e madama Pernella sono i tre personaggi molieriani che il regista ed attore toscano affida a Licia Maglietta, Iaia Forte ed Angelica Ippolito. Per la prima si tratta di un ritorno, dopo l’edizione del 2000 di Toni Servillo: uguali la traduzione di Cesare Garboli e il personaggio dell’elegante e colta consorte del protagonista Orgone, affidato allo stesso Cecchi. Lei con la sua bellezza conquisterà il cuore di Tartufo (Valerio Binasco), per poi svelarne la truffaldina doppiezza. «Servillo e Cecchi - spiega Licia - hanno due modi di lavorare diversi, ma entrambi affascinanti». La differenza fra le due regie che salterà subito agli occhi degli spettatori, sta nel fatto che stavolta la compagnia reciterà sulla scena rivolta al pubblico seduto in platea, mentre nel caso precedente tutti, attori e spettatori, erano sistemati sul palco. «La ragione per cui ho detto sì alla proposta di Cecchi - prosegue la Maglietta - è che resta sempre un grande privilegio lavorare con il mio maestro. Poi c’è il cast, un gruppo di attori straordinari con cui ho condiviso un percorso e con cui mi fa piacere tornare a recitare». Quanto al suo personaggio l’attrice non ha dubbi, quella che ingaggia con Tartufo è una vera gara seduttiva. «Entrambi i personaggi giocano sul piano dell’intelligenza e della seduzione, soprattutto intellettuale. Ma l’inganno con cui scoprirò la sua macchinazione è il risultato di una partita già vinta: Tartufo è cotto di Elmira, mentre la donna per lui non prova nulla». Di tutt’altro stampo il personaggio furbo e intrigone disegnato da Iaia Forte. «E’ la settima volta - spiega la Dorina di turno - che collaboro con Cecchi ed è bello ricordare che il nostro incontro sia legato proprio al suggerimento di Garboli che mi vide ne "Il misantropo", sempre di Molière, diretto da Servillo». Ma anche per la Forte il gruppo in scena è il catalizzatore più forte. «E’ divertente vedere come, conoscendoci tutti bene, costruiamo una famiglia, come quella descritta dall’autore, il che fa scattare gustosi meccanismi metateatrali ». Anche perchè la regia di Cecchi spinge sul «qui ed ora» con le improvvisazioni che ne derivano. «Pur non lasciando il testo, godiamo di una certa libertà. Penso al duetto fra me e Carlo, che ogni sera partorisce un risultato diverso». Libertà anche sul piano linguistico. «Cecchi si considera un attore di lingua napoletana, e la cosa non sfuggirà al pubblico. Ed anche noi madrelingua non potremmo non fare riferimento ad un patrimonio espressivo che è nel nostro dna. Per il finale, poi, ci sarà una sorpresa, con un esito meno consolatorio di quello scelto da Moliére nella seconda versione».

Stefano de Stefano
 
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