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 ARTICOLO - Cartellone (Campania)
 
Picone: vorrei cinque balletti al San Carlo - 13/02/2007

L’étoile partenopea torna con l’«Onegin». E rilancia

Lo ha danzato per la prima volta sei anni fa a New York, azzardandone il ruolo appena venticinquenne sulle assi del mitico Metropolitan, accanto alle punte di diamante dell’American Ballet Theater e in coppia con Irina Dvorovenko, all’ultimo entrata in sostituzione della Ferri in dolce attesa. In quell’occasione fu riconosciuto come «la rivelazione» della stagione newyorkese: primo solista italiano nell’ABT e «danseur noble» dalla genuina passione mediterranea. Quindi, lo scorso novembre, ha reinterpretato lo stesso titolo all’Opera di Vienna ma, fino ad oggi, per quanto legatissimo alla sua terra, non lo aveva ancora mai rodato in Italia. E’ dunque un debutto non solo partenopeo, ma nazionale, l’«Onegin» firmato nel 1965 da John Cranko sulle musiche di Ciajkovskij che Giuseppe Picone, la nostra stella celebre nel mondo per i suoi vertiginosi quanto elegantissimi salti mozzafiato, balla da domani sera a Napoli tornando dopo due anni di assenza nel «suo» Teatro San Carlo, in occasione dell’unico titolo coreutico della stagione. «In apparenza arrogante, uno snob a sangue freddo ma, nel cuore, semplicemente un ragazzo di alta società alla ricerca di qualcosa che non trova, Onegin - spiega Giuseppe Picone, trentunenne dal giorno 21 e terzo nomeeccellente al quale in marzo la città di Asti, dopo Carla Fracci e Vladimir Vassiliev onorati nelle due scorse edizioni, assegnerà il premio speciale per la danza - è un personaggio che ho maturato nel tempo, per alcuni versi piuttosto simile a me. Distaccato, altero, a un primo impatto; in realtà, disponibile, dalla passione intensa, così come nel sogno allo specchio di Tatjana e poi nel finale. Un ruolo, insomma, per sempre». La sua spontanea sensibilità del Sud e verso il Sud affiora d’altra parte immediata quando si parla della danza nel Teatro in cui è artisticamente cresciuto: «Mi offrono di continuo all’estero - sottolinea infatti ribadendo la propria forza nella passione per la sua arte - contratti da primo ballerino: ad Amsterdam, Vienna, San Francisco, Boston. Ma, dopo aver girato tanto, so che il mio cuore è qui. In Italia, a Napoli. E’ qui che vorrei poter fare qualcosa per la nostra danza, con la mia immagine (dieci anni fa, all’English National Ballet, si vendevano le magliette con su la foto dei miei salti) e la mia arte (di recente è stato convocato con la Fracci, Ernani e altri vertici alla Camera dei Deputati per discutere sul tema). Se ho un desiderio? Certo: un San Carlo con cinque titoli di balletto all’anno, come negli altri teatri del mondo. C’è tanto da investire sul settore, legando sponsor a progetti mirati». Infine, tanti e ovunque i suoi prossimi impegni, il sogno «di un nuovo ruolo» confezionato per lui da un grande coreografo e per Napoli, «un’idea speciale» che ne terrebbe a battesimo il ruolo d’autore, forse sul soggetto degli amanti di Verona, a lui «particolarmente caro.

Paola De Simone
 
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